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martedì 29 luglio 2014

Gli Amici del Falco - Il Lord

Sabato, mentre ero impegnato nel cercare di battere il mio personal best sul "Giro delle Frazioni" (bellissimo percorso di 14km su asfalto con 720m di dislivello positivo), riflettevo su questo blog e, principalmente, sul "titolo" di questo blog.

"Il falco delle Orobie ed i suoi amici"

Presumo si sia chiaro a chiunque che "Il Falco" sono io... ma i miei amici? Di qualcuno ho già scritto, di altri scriverò. Qualcuno (quasi tutti) sono persone al di là della corsa, veri amici a prescindere da questa (in)sana passione per il podismo. 

Mentre per il caldo stavo lentamente varcando la soglia della (quasi) metafisica, appena iniziato il 4° Kilometro quando le pendenze arrivano a superare il 18%, in quel preciso momento, sul punto più duro della "Via delle Sasselle" ho concepito questo post (e quelli che seguiranno). Voglio dedicarli vari amici che con me condividono fisicamente, ma anche mentalmente, la passione per la corsa.

Da quel momento, ho (ben) altri 10Km per soffrire dannatamente (ma contestualmente portare a casa il personal best) e decidere da chi iniziare. Dopo una lunga riflessione tra me e me, con momenti di acceso dibattito fra chi nella mia testa chiedeva a gran voce di iniziare con Bongio e chi protestava proponendo Ferdi, alla fine l'ha spuntata il terzo polo... si inizia con Lord, il genio e sregolatezza che mi ha appioppato il nome di Falco delle Orobie. Spero ti aggradi quanto scriverò di te... o quanto meno che ti faccia sorridere!

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Lorenzo Della Maddalena - detto "Il Lord"
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 Intendiamoci subito. Il Lord non è un atleta e non sarà mai un atleta semplicemente perchè non ha voglia di esserlo. Altra precisazione, necessaria. Il Lord è uno sportivo e lo è sempre stato. 
Ci conosciamo dall'asilo, ovvero ormai da 30 anni e non ci siamo mai persi di vista. Quando io ero un'ameba e non mi muovevo nemmeno per andare a prendere una birra in frizer, lui (pur non essendo mai stato in forma) si iscriveva a gare di discesa sugli sci, andava a fare passeggiate in montagna, provava l'ebrezza del rafting etc... ai miei occhi, come chiunque facesse dello sport, era un po' marziano ed un po' eroe.
Quando il Bongio, e a stretto giro di posta io, ci siamo dati al podismo (prima) ed alla corsa in montagna (poi) il Lord è stato l'unico tra i nostri conoscenti a non guardarci con esremo scetticismo, anzi, pareva quasi esaltato all'idea. Su questo punto, sull'esaltazione del mio amico Lord, vorrei fare una piccola precisazione. Lorenzo è "mat me 'n caval" quindi praticamente ogni tipo di attività che va fuori dall'ordinario gli fa salire quasi automaticamente una botta di adrenalina mixata ad endorfine. Non a caso è stato proprio lui, dopo un giro di ricognizione a coniare il mio soprannome. 
Probabilmente non capiterà mai di vedere un mio allenamento o una mia gara in cui partecipa anche lui, ma non per questo si tira in dietro... anzi... è sempre pronto a cogliere il giusto stimolo per una nuova "impresa-cazzata". Il racconto che segue serve a farvi capire ulteriormente il personaggio...

Siamo all'inizio di Febbraio del 2014, già da un po' si corre in montagna e, a partire da Gennaio, tutti i sabati io l'atleta Bonomo (a cui dedicherò una pagina) e il runner Bongiolatti ci siam sparati delle belle attività tra i 15 e i 20Km con almeno 1000D+ al colpo. Era decisamente intrigante e divertente salire sui sentieri del Rolla partendo da Sondrio (320slm) dove non c'era traccia di neve e arrivare fino a  quote sopra i 1300 dove la neve era abbondante. Sforzi pazzeschi in salita, estremo divertimento in discesa. Lorenzo si appassiona alla cosa ed i venerdì precedenti alle attività era sinceramente interessato a capire dove saremmo andati, che sentieri avremmo fatto, quanto tempo contavamo di metterci... Fisicamente no, ma mentalmente era con noi al 110%. Arriva febbraio e le attività del sabato continuano, poi un sabato di inizio mese, senza nessun preavviso alle 8 e 16 minuti del mattino arriva il seguente messaggio "Ragazzi sono andato a Carnale, a piedi passando dai tubi!" a supporto la seguente foto:
Faccia sconvolta, occhietto da endorfine, sudore ovunque anche se la temperatura era sicuramente sotto allo zero. Già di per se arrivare a piedi a Carnale alle 8:16, senza il minimo allenamento, significa essere partiti non dopo le 6 del mattino... ma poi, ho capito bene? E' salito dai "tubi"? I tubi dell'idroelettico partono da Montagna in Valtellina e in 1km esatto di percorso, attraverso 4 conci a pendenze variabili, "buttan su" 567m di dislivello positivo. Anche il grande campione Valtellinese di Corsa in Montagna Marco De Gasperi si ammazza di fatica quando prova queste imprese. Sembra incredibile che Lorenz sia passato di lì... eppure si sa, il Lord non dice le bugie... infatti arriva subito la seconda foto:
La città ancora dorme... e Lorenzo è lassù a vomitare (letteralmente) dalla fatica e a scattare questo splendido ricordo dell'impresa.

Corro 250Km al mese... mi alleno come un matto... faccio SkyRace e Trail da 25Km con 2000D+... eppure sui tubi non ho ancora avuto il "coraggio" di salire... non che soffra di vertigini o che abbia paura di qualcosa in particolare, semplicemente 567m in 1km mi sembra una salita abbominevole... uno sforzo che può distruggere anche soltanto immaginandolo. Il mio amico racconta così la sua impresa:

"Sabato sera sono andato alla festa dei coscritti e mi sono sbronzato (una sbronza del Lord è coma etilico per il 90% degli italiani n.d.a.). Poi, verso le 3 son tornato a casa ma per la ciucca non avevo voglia di dormire. Mi sono messo davanti al pc e con le cuffie ho ascoltato del Funky Americano anni '90 (!!!???!!! n.d.a). Ho fumato 7 o 8 sigarette... poi verso le 5:30 sono andato dalla Flora e le ho detto "Flora, vado su a Carnale a piedi, ci vediamo dopo!"

E da lì, sbronzo ed insonne, col pacchetto di rosse a portata di mano e armato di tanta spregiudicatezza e molta forza d'animo, parte l'avventura.

"Bade (che sarei io), quando sono arrivato su il cuore mi sembrava dovesse esplodere. Mi son seduto sul prato, ho guardato di sotto, ho scattato una foto (quella qui sopra) e poi ho sboccato l'anima"

Il mio pensiero, come sempre in questi casi, è stato "Sticazzi!"

Spero non te la prenderai amico mio, ma non potevo non dedicarti il primo post di questa serie. Sei una persona con un gran cuore, che non corre ma è sempre al mio fianco. Che all'arrivo della mia prima gara era presente e palesemente commosso. Ben voluto da tutti anche per quel pizzico di insana follia che t'appartiene e, non ultimo, sei l'inventore del mio soprannome... e del nome di questo blog. Indi per cui, dovevo tributarti!





giovedì 29 maggio 2014

[Trail] - Cornizzolo Winter Trail

Il godimento nel correre in salita (ed in discesa) è giunto piuttosto presto. All' inizio di Agosto 2013, dopo soli 3 mesi e mezzo di attività, mi era già chiarissimo che la salita era il tipo di corsa che mi regalava le senzazioni migliori. Correre in salita ha una serie impareggiabile di vantaggi... si può produrre uno sforzo anaerobico senza per forza correre ad una velocità supersonica, arrivati in cima si può solitamente godere di un panorama inimmaginabile ai runner del fondo valle e, non ultimo, finita la salita ci sarà per forza una bella discesa su cui divertirsi un po'.

La piena consapevolezza di cosa volesse dire correre in salita è giunta qualche mese dopo. Precisamente a Dicembre, successivamente alla mia prima gara agonistica, la bellissima Valtellina Wine Trail di cui vi racconterò in un altro post. Senza addentrarmi troppo nei dettagli, quella gara trail corsa per il 95% su sterrati e mulattiere, mi ha aperto un mondo... ho sempre amato camminare per i boschi... e che c'è di meglio se non correre nei boschi?

Detto fatto a partire da Dicembre ho sfruttato tutti i sabato mattina per correre trail, esplorando quanto più possibile i tantissimi sentieri che corrono sulle  montagne che circondano casa mia. Con questa nuova rubrica vi racconterò i percorsi migliori, solitamente corsi in compagnia dei runners Enrico Bongiolatti e Francesco Bonomo; persone perfette per condividere questo tipo di sforzi!

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Cornizzolo Winter Trail 

Distanza: 23.5Km
Dislivello: 1266+
Durata: 4:05:45
Altitudine: 364slm --> 1231slm
Runners: Matteo Badessi (Il Falco delle Orobie) - Enrico Bongiolatti
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L'idea balenava nelle nostre teste già da qualche tempo, tanto più che ancora non ero stato a trovare l'amico Bongio ad Asso, sede della sua nuova abitazione. Si sa però, che organizzare una intera giornata di attività facendo collimare le rispettive esigenze lavorative non è affare semplice. Così iniziamo ad organizzarci a metà gennaio e riusciamo a fissare la data X per il 28 febbraio.

Salgo da Sesto San Giovanni verso Asso la sera prima e sono già parecchio esaltato. Finalmente darò un volto ai luoghi in cui abitualmente corre (ed abita) Enrico. La scelta del percorso e del giro da fare l'indomani è prerogativa del Bongio ma, da quel che ho capito, le possibilità sono due; o si esplora la zona nord-ovest di Asso (monte Palanzone) o la zona sud-est (monte Cornizzolo), con una leggera preferenza per il Cornizzolo visto che, essendo un poco più basso, non dovremmo rischiare di trovar neve.

La serata è molto piacevole, facciamo un bel giro in auto per esplorare la zona e confermiamo che l'indomani si andrà sul Cornizzolo che affronteremo dal lato del Segrino, seguendo quello che, a detta di molti, è il versante più difficile per arrivare alla croce posta in cima al monte.

Alle 10:15 del mattino, dopo un'abbondante colazione, siamo finalmente pronti per partire. Il tempo è buono, coperto (come da previsioni) ma senza precipitazioni. La temperatura è ottimale, intorno agli 8°. I primi 5Km di attività (in assoluto i più noiosi) ci occorrono per spostarci da Asso ad Eupilio. L'unico fatto "degno di nota" in questo primo tratto, è il  mezzo giro del Lago Segrino affrontato poco prima di iniziare la salita. Il Segrino è il posto dove Bongio va ad allenarsi la maggior parte delle volte, in questo senso ci tenevo a capire come fosse realmente questo piccolo ed allungato bacino.

Al Km 5,5, nell'appendice sud del lago in corrispondenza col piccolo centro abitato di Eupilio, inizia la salita. E che salita! Il primo km e mezzo si corre in paese, prima su asfalto con buone pendenze poi su un bellissimo sentiero di ciotoli. In un baleno ci portiamo da quota 380slm a 600slm e già possiamo godere di un panorama invidiabile  sulle 5 perle e su tutto il triangolo lariano.

I successivi 2Km che ci portano a quota 900slm, li corriamo su un bel sentiero in un bosco pieno di primule. Le pendenze sono buone (sempre sopra al 12%) il terreno è fantastico. Un sottobosco appena umido su cui si riesce a correre divertendosi e senza contraccolpi articolari.

Da questo punto cambia tutto. Tipo di sentiero, tipo di terreno, pendenze... è già il 4° cambio radicale in soli 9km di attività... e qui capisco che, anche se non ci si spinge troppo in alto per palesi limiti orografici, la zona del triangolo lariano merita di essere corsa per la gran varietà di situazioni in cui ci si può trovare. Dopo aver guadato un piccolo torrente la strada spiana ed il bosco cede il passo ai pascoli. I successivi due km saranno un lungo piano in quota caratterizzzato da un continuo alternarsi di sentiero monotrack su pascolo e sentiero monotrack in bosco. Due km in cui mi sono davvero divertito, godendo di un panorama che diventava sempre più ampio con l'aumentare del dislivello.

Nel frattempo, man mano che ci avviciniamo a quota 1000slm, le nuvole, che da Asso sembravano veramente lontane, sono ormai non più di 50m sopra le nostre teste. La natura si dirada piuttosto rapidamente e ci prepariamo ad affrontare un drittone su prato ad una pendenza fantastica, ben oltre il 15% di una rampa di garage. Vedere quella gobba verde alla fine del lungo piano appena descritto, è stato piuttosto emozionante. E' una di quelle salite che viste da sotto ti sembrano inaffrontabili e riviste da sopra ti danno un senso di vertigine misto ad orgoglio per essere riuscito ad arrivare fin lì. A metà del salitone, prima a timide ed isolate macchie bianche poi con una copertura sempre più fitta, fa la sua comparsa la neve.

Non so quanto la foto riesca ad evocare la pendenza. So che in questo momento stiamo scavalcando il guard rail (con questo pratone abbiamo tagliato 4km di strada asfaltata) che ci riporta sulla strada che da Canzo arriva fino al rifugio Cornizzolo. So anche che dopo quasi 12km di attività sono abbastanza stanco ma per lo più soddisfatto da quanto si è fatto fino ad ora.

Tutto il kilometro successivo seguiamo la strada per il rifugio Cornizzolo. Siamo di poco oltre i 1000m, nevischia e la natura in torno a me è sempre più rada. La cosa mi sorprende... alla fine le prealpi non sono le Alpi... per trovare da noi una natura così diradata di deve necessariamente salire sopra i 2000, qui il paesaggio è già lunare oltre i 1100slm. Svagandomi con questi pensieri arriviamo al rifugio CAI del Cornizzolo, 177m più in basso rispetto alla cima del monte. Siamo immersi in una nuvola ed il sentiero che porta alla croce è completamente innevato. Bene, penso subito, sarà fantastico salire in cresta con queste condizioni. Purtroppo non avevo fatto il conto con le scarpe. Per una ragione pratica son partito con le mie fedelissime Salomon XR Shift ai piedi. Scarpe stabili e confortevoli perfette sia per gli allenamenti sestesi sull'asfalto che per trail su sentieri misti meglio se asciutti. Assolutamente non adatte alla corsa su neve, men che meno in discesa. Ed infatti, man mano che saliamo tra la neve, mi maledico pensando alla successiva discesa per non aver portato con me le ottime XA Ultra2. Poco male... ormai stiamo salendo in cresta, manca poco alla croce e son stra felice.... alla discesa penseremo dopo.


Dal rifugio alla croce e ritorno è esattamente un kilometro. I primi 300m di ritorno, quelli in cresta su neve in discesa, sono i più spaventosi che abbia mai corso per il momento. Dalla cima la visuale è praticamente zero. guardando verso il basso, da entrambi i versanti, non si va oltre 3 metri. Quella è la distanza che separa la neve dalla nebbia. La sensazione è disturbante. Mi sento oggettivamente disorientato ed affronto la discesa col piglio di un vecchio senza bastone. Le scarpe non mi danno sicurezza e mi sembra di correre sulle uova. Bongio, che indossa le La Sportiva (tanto pessime su asfalto quanto ottime in queste condizioni), mi precede e mi attende pazientemente. Le mie difficoltà sono evidenti anche da questo particolare... in 1 anno di attività in compagnia di Bongio, quei 300 metri rimangono attualmente l'unico tratto di discesa in cui lui è stato davanti a me. Il Falco delle Orobie ha le ali decisamente tarpate.

Scesi dalla cresta e tornati sul pratone innevato, torno finalmente a divertirmi. Per un paio di kilometri il sentiero è pianeggiante e corre ad una quota di poco sopra i 1000m. Fino ad Alpe Alto corriamo su fondo innevato poi iniziamo la discesa che ci porterà di nuovo verso Asso. Il Km 16 è memorabile. La neve è ormai alle spalle e stiamo percorrendo il tratto che ci porterà verso Terz'Alpe. In 1000 metri perdiamo 221m di quota, tutti sviluppati nei primi 500m di sentiero nel bosco. Belli, bellissimi, ma da affrontare con una certa prudenza. E' l'ultimo pezzo veramente tecnico del percorso. Alla fine del bosco ci troviamo in corrispondenza con la fine della piccola vallata in cui ci siamo insinuati, con una curva ad U superiamo un torrente e da lì, lo stesso sentiero diventa una mulattiera molto ampia ed agevole che ci porterà in 4Km nuovamente a Canzo passando da Terz'Alpe, Second'Alpe, Prim'Alpe per concludere alle fonti Gajum.

Siamo al Km 20 di attività, siamo tornati alla civiltà. Gli ultimi 3,5Km sono per la gloria personale; la gloria di battere il proprio personal best come distanza percorsa in una singola attività. Un ultimo sguardo verso la cima che ci ha accolti con neve e nebbia e poi a casa, a scaricare endorfine e, finalmente, a riposare un po'!

Ma il pensiero corre subito avanti... il Cornizzolo lo DEVO rifare... con le scarpe giuste e senza neve.









giovedì 22 maggio 2014

[FootJob] - E' tutta una questione di piedi

Innauguro una nuova rubrica fissa de Il Falco delle Orobie e lo faccio in grande stile... Foot Job, per i non anglofoni, significa Lavoro di Piedi. I più smaliziati lettori potranno strizzare l'occhio a questo titolo; i più curiosi potranno andare a cercare su Wikipedia cosa è esattamente un FootJob; i più pudici... probabilmente da oggi saranno ex lettori. Ma non importa... quello che conta davvero è che i piedi (propaggine ultima delle gambe) sono il sensibilissimo motore che spinge il nostro essere runner, alimentato "a testa" perchè, sacrosanta verità,

"E' la testa che muove le gambe"

Dopo queste doverose premesse non posso esimermi dal dedicare a loro, grandi protagonisti delle nostre corse, questa rubrica fissa. Dalla scelta delle scarpe alle varie disavventure subìte, concederemo ai piedi l'ampio spazio che meritano.

***
C'è poco da dire... all'inizio è solo una questione di fortuna. La gente inizia a correre per i più svariati motivi; che sia per dimagrire (ahi ahi ahi ahi!!!), che sia perchè è uno sport molto economico, che sia per conoscere nuove persone o per qualsiasi altro motivo, difficilmente uno si prenderà la briga di fare una visita dal podologo per capire quali sono le scarpe più adatte a lui. Il ragionamento (errato) è: "Ho appena iniziato a correre quindi qualsiasi scarpa da corsa va bene" Si... meglio un paio di scarpe da corsa qualsiasi che un mocassino o una scarpa da basket... però non tutte sono uguali e, soprattutto, tutti i piedi sono diversi.

Il primo paio di scarpe è un po' così... a molti va bene ad altri meno bene... però, visto che le prime settimane in cui uno corre si portano appresso dolori sostanzialmente ovunque, nessuno ha la tendenza ad imputare il dolore ad una scarpa scelta in modo errato. Col passare del tempo e provando scarpe diverse, si prende pian piano consapevolezza del proprio stile di corsa e di cosa i propri piedi necessitano per stare a proprio agio.

Prima però di arrivare alla piena consapevolezza il rischio di farsi male è alto e, come dicevo prima, entra in gioco la fortuna. Io son stato parecchio fortunato... le prime scarpe acquistate (Nike Air Pegasus +29) in super offerta da Decathlon, erano praticamente perfette per i miei piedi e per il mio peso (103Kg). Erano scarpe molto comode, leggere, ammortizzate e con il supporto all'arco plantare. Dal secondo paio acquistato (Salomon XR Shift) fu amore vero. Il mio peso iniziava a calare, ero intorno agli 88Kg, e più mi alleggerivo più sentivo la necessità di avere una scarpa più stabile e meno ammortizzata. Con Salomon (Serie XR, serie XA e SpeedCross) ho trovato la perfezione. Tutto ciò in maniera decisamente casuale... quindi fortuita. Perchè se non avessi trovato le XR Shift del mio numero (49 e 1/3 !!!) ad un prezzo stracciato (pagate 30Euro quando il prezzo pieno era ai tempi 120Euro) probabilmente non mi sarebbe mai venuto in mente di provare delle Salomon.

Al mio grande amico, il runner Bongiolatti, andò decisamente peggio... Dopo qualche tempo decide di acquistare una bella scarpa da trail La Sportiva. Son davvero belle... solide, stabili, dure come il cemento (come piace a me) e con un grip invidiabile. Lui le porta e sembrano comode ma durante La vacanza trail a Malta, dopo 3 giorni di utilizzo intensivo, inizia a provare dei dolori all'altezza della tibia. Inizialmente imputati al tropo kilometraggio, dopo qualche settimana Enry quasi non riusciva più a camminare dal dolore. Visita specialistica con esito sorprendente... peristatite tibiale (infiammazione della guaina che ricopre l'osso della tibia) dovuta principalmente all'utilizzo di una scarpa errata... in pratica per i piedi del Bongio sarebbe servita una scarpa con differenziale tra tacco e punta (motion control), ammortizzate e con leggero sostegno all'arco plantare. Esattamente l'opposto delle belle La Sportiva. Per fortuna, a distanza di 1 mese dalla diagnosi, il caro Bongio sta tornando all'attività fisica...

Ma che fare quindi? Incorciare le dita e sperare che tutto vada bene? In un certo senso si... però ci sono alcuni strumenti utili a veicolare la fortuna. Uno di questi è il Wet Test.

Realizzarlo è semplicissimo. Mettete un foglio di giornale a terra, bagnatevi la pianta del piede con dell'acqua, guardate la forma della vostra orma e confrontatela con l'immagine qui sotto:

Questo schema non va preso in maniera dogmatica... però dà già una buona base per capire il tipo di scarpa da acquistare. In pratica... chi ha un arco alto tenderà a supinare, ovvero a mandare i piedi verso l'interno in fase di spinta, e per "correggere" questo tipo di movimento, è consigliabile utilizzare scarpe ammortizzate. Naturalmente solo una visita specialistica da un podologo con esami specifici potrà darvi l'esatta risposta alla domanda "Quale è la scarpa migliore per me?", però vi evitere errori di sfiga come quello del runner Bongiolatti... piede piatto, iperpronatore e compera scarpe stabili (rigide), piatte (senza differenziale tra tacco e punta) e addirittura senza supporto all'arco plantare. 
 
Questa del wet test è una scoperta decisamente nuova per quanto mi riguarda. Dopo essere tornati da Malta, un po' spaventato dall'esito della visita fatta da Bongio, ho iniziato a documentarmi sul tipo di scarpa adatta in funzione del tipo di appoggio plantare... 
 
 
Nulla da dire... son stato davvero molto fortunato. Ho un arco Normale con una leggera tendenza alla supinazione... le scarpe perfette per me sono rigide, stabili e con buon supporto all'arco plantare. Le Salomon XR Shift (tutta la serie XR) rispecchia esattamente queste caratteristiche.


giovedì 10 aprile 2014

Come nacque (da parto doloroso) "Il Falco delle Orobie"

Venerdì 2 Agosto 2013 h.22:30

Come ormai non capita più troppo spesso, quel venerdì mi incontro con entrambi i miei più cari amici (Lord e Bongio), io salgo da Milano come tutti i venerdì sera e, come tutti i venerdì sera ho voglia di fare quattro chiacchiere e bermi 4 o 5 birre a ideale conclusione di una settimana di lavoro.
Da pochi mesi (maggio) ho iniziato a correre e lo faccio piuttosto seriamente. Da poche settimane ho capito che la vera libidine della corsa è spaccarsi il cuore in salita.
La compagnia per la serata è veramente ottimale. C'è Bongio, che pure lui da poco ha iniziato a correre. C'è Lord, che non corre ma è sempre molto interessato alle nostre follie. Ci sono io, in fase logorrea da corsa.
Spiego ai miei amici il piano per il giorno seguente... partire da casa mia, arrivare fino ad Albosaggia, salire fino a Centro e ritornare a casa. Ammetto di sentirmi un figo, correrò 10 km (una distanza a quel tempo alta) e ad essi aggiungerò pure del dislivello.
Idea del Bongio "Facciamo il warm up!" Ottimo... prendiamo la macchina e ripercorriamo quello che sarà il mio percorso per il giorno seguente. Arrivati alla "Cima Coppi" chiedo agli amici un suggerimento per la discesa, nel senso che vorrei farla il più breve e ripida possibile perchè "Ragazzi... la discesa è il succulento premio per essersi spaccati il cuore in salita!". "Bene... ottimo..." risponde il Lord, "allora devi scendere dalla strada che costeggia il "Jack Daniel's!" (un drittone di 1Km con pendenza media 14,1%).
Torniamo a Sondrio e ci lasciamo dopo aver bevuto l'ultima Tennent's.

Sabato 3 Agosto 2013 h.10:30
Corro il percorso esplorato la sera prima coi ragazzi... e quella fantastica discesa su asfalto mi galvanizza. Salendo da Albosaggia verso Centro ripensavo alle tante letture dei giorni precedenti... a come in discesa ci si dovesse lasciare andare, senza paura. Così fu... e corsi quel Km ad un passo (a quell'epoca) straordinario (5'04").

Riguardando ora questa attività mi vien un po' da sorridere... ma tant'è, per lo scorso agosto, correre 10Km sotto il 7' con ben (!!!) 320 metri di dislivello positivo, era veramente un'attività da Iron... una di quelle cose di cui vantarsi con gli amici. E così feci... perchè appena tornato, dopo una corroborante doccia, narrai le mie gesta ai compari Lord e Bongio. E qui esce tutta la leggendaria luccicanza del Lord che alla mia descrizione del Km in discesa mi apostrofa "Bade... tu sei un falco... anzi, tu sei Il Falco delle Orobie!"

A poco valse ricordare al Lord che io, essendo nato sotto il Rolla, al massimo avrei potuto diventare il Falco delle Retiche... Nulla di nulla, il dado è tratto... è nato "Il Falco delle Orobie".