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giovedì 29 maggio 2014

[Trail] - Cornizzolo Winter Trail

Il godimento nel correre in salita (ed in discesa) è giunto piuttosto presto. All' inizio di Agosto 2013, dopo soli 3 mesi e mezzo di attività, mi era già chiarissimo che la salita era il tipo di corsa che mi regalava le senzazioni migliori. Correre in salita ha una serie impareggiabile di vantaggi... si può produrre uno sforzo anaerobico senza per forza correre ad una velocità supersonica, arrivati in cima si può solitamente godere di un panorama inimmaginabile ai runner del fondo valle e, non ultimo, finita la salita ci sarà per forza una bella discesa su cui divertirsi un po'.

La piena consapevolezza di cosa volesse dire correre in salita è giunta qualche mese dopo. Precisamente a Dicembre, successivamente alla mia prima gara agonistica, la bellissima Valtellina Wine Trail di cui vi racconterò in un altro post. Senza addentrarmi troppo nei dettagli, quella gara trail corsa per il 95% su sterrati e mulattiere, mi ha aperto un mondo... ho sempre amato camminare per i boschi... e che c'è di meglio se non correre nei boschi?

Detto fatto a partire da Dicembre ho sfruttato tutti i sabato mattina per correre trail, esplorando quanto più possibile i tantissimi sentieri che corrono sulle  montagne che circondano casa mia. Con questa nuova rubrica vi racconterò i percorsi migliori, solitamente corsi in compagnia dei runners Enrico Bongiolatti e Francesco Bonomo; persone perfette per condividere questo tipo di sforzi!

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Cornizzolo Winter Trail 

Distanza: 23.5Km
Dislivello: 1266+
Durata: 4:05:45
Altitudine: 364slm --> 1231slm
Runners: Matteo Badessi (Il Falco delle Orobie) - Enrico Bongiolatti
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L'idea balenava nelle nostre teste già da qualche tempo, tanto più che ancora non ero stato a trovare l'amico Bongio ad Asso, sede della sua nuova abitazione. Si sa però, che organizzare una intera giornata di attività facendo collimare le rispettive esigenze lavorative non è affare semplice. Così iniziamo ad organizzarci a metà gennaio e riusciamo a fissare la data X per il 28 febbraio.

Salgo da Sesto San Giovanni verso Asso la sera prima e sono già parecchio esaltato. Finalmente darò un volto ai luoghi in cui abitualmente corre (ed abita) Enrico. La scelta del percorso e del giro da fare l'indomani è prerogativa del Bongio ma, da quel che ho capito, le possibilità sono due; o si esplora la zona nord-ovest di Asso (monte Palanzone) o la zona sud-est (monte Cornizzolo), con una leggera preferenza per il Cornizzolo visto che, essendo un poco più basso, non dovremmo rischiare di trovar neve.

La serata è molto piacevole, facciamo un bel giro in auto per esplorare la zona e confermiamo che l'indomani si andrà sul Cornizzolo che affronteremo dal lato del Segrino, seguendo quello che, a detta di molti, è il versante più difficile per arrivare alla croce posta in cima al monte.

Alle 10:15 del mattino, dopo un'abbondante colazione, siamo finalmente pronti per partire. Il tempo è buono, coperto (come da previsioni) ma senza precipitazioni. La temperatura è ottimale, intorno agli 8°. I primi 5Km di attività (in assoluto i più noiosi) ci occorrono per spostarci da Asso ad Eupilio. L'unico fatto "degno di nota" in questo primo tratto, è il  mezzo giro del Lago Segrino affrontato poco prima di iniziare la salita. Il Segrino è il posto dove Bongio va ad allenarsi la maggior parte delle volte, in questo senso ci tenevo a capire come fosse realmente questo piccolo ed allungato bacino.

Al Km 5,5, nell'appendice sud del lago in corrispondenza col piccolo centro abitato di Eupilio, inizia la salita. E che salita! Il primo km e mezzo si corre in paese, prima su asfalto con buone pendenze poi su un bellissimo sentiero di ciotoli. In un baleno ci portiamo da quota 380slm a 600slm e già possiamo godere di un panorama invidiabile  sulle 5 perle e su tutto il triangolo lariano.

I successivi 2Km che ci portano a quota 900slm, li corriamo su un bel sentiero in un bosco pieno di primule. Le pendenze sono buone (sempre sopra al 12%) il terreno è fantastico. Un sottobosco appena umido su cui si riesce a correre divertendosi e senza contraccolpi articolari.

Da questo punto cambia tutto. Tipo di sentiero, tipo di terreno, pendenze... è già il 4° cambio radicale in soli 9km di attività... e qui capisco che, anche se non ci si spinge troppo in alto per palesi limiti orografici, la zona del triangolo lariano merita di essere corsa per la gran varietà di situazioni in cui ci si può trovare. Dopo aver guadato un piccolo torrente la strada spiana ed il bosco cede il passo ai pascoli. I successivi due km saranno un lungo piano in quota caratterizzzato da un continuo alternarsi di sentiero monotrack su pascolo e sentiero monotrack in bosco. Due km in cui mi sono davvero divertito, godendo di un panorama che diventava sempre più ampio con l'aumentare del dislivello.

Nel frattempo, man mano che ci avviciniamo a quota 1000slm, le nuvole, che da Asso sembravano veramente lontane, sono ormai non più di 50m sopra le nostre teste. La natura si dirada piuttosto rapidamente e ci prepariamo ad affrontare un drittone su prato ad una pendenza fantastica, ben oltre il 15% di una rampa di garage. Vedere quella gobba verde alla fine del lungo piano appena descritto, è stato piuttosto emozionante. E' una di quelle salite che viste da sotto ti sembrano inaffrontabili e riviste da sopra ti danno un senso di vertigine misto ad orgoglio per essere riuscito ad arrivare fin lì. A metà del salitone, prima a timide ed isolate macchie bianche poi con una copertura sempre più fitta, fa la sua comparsa la neve.

Non so quanto la foto riesca ad evocare la pendenza. So che in questo momento stiamo scavalcando il guard rail (con questo pratone abbiamo tagliato 4km di strada asfaltata) che ci riporta sulla strada che da Canzo arriva fino al rifugio Cornizzolo. So anche che dopo quasi 12km di attività sono abbastanza stanco ma per lo più soddisfatto da quanto si è fatto fino ad ora.

Tutto il kilometro successivo seguiamo la strada per il rifugio Cornizzolo. Siamo di poco oltre i 1000m, nevischia e la natura in torno a me è sempre più rada. La cosa mi sorprende... alla fine le prealpi non sono le Alpi... per trovare da noi una natura così diradata di deve necessariamente salire sopra i 2000, qui il paesaggio è già lunare oltre i 1100slm. Svagandomi con questi pensieri arriviamo al rifugio CAI del Cornizzolo, 177m più in basso rispetto alla cima del monte. Siamo immersi in una nuvola ed il sentiero che porta alla croce è completamente innevato. Bene, penso subito, sarà fantastico salire in cresta con queste condizioni. Purtroppo non avevo fatto il conto con le scarpe. Per una ragione pratica son partito con le mie fedelissime Salomon XR Shift ai piedi. Scarpe stabili e confortevoli perfette sia per gli allenamenti sestesi sull'asfalto che per trail su sentieri misti meglio se asciutti. Assolutamente non adatte alla corsa su neve, men che meno in discesa. Ed infatti, man mano che saliamo tra la neve, mi maledico pensando alla successiva discesa per non aver portato con me le ottime XA Ultra2. Poco male... ormai stiamo salendo in cresta, manca poco alla croce e son stra felice.... alla discesa penseremo dopo.


Dal rifugio alla croce e ritorno è esattamente un kilometro. I primi 300m di ritorno, quelli in cresta su neve in discesa, sono i più spaventosi che abbia mai corso per il momento. Dalla cima la visuale è praticamente zero. guardando verso il basso, da entrambi i versanti, non si va oltre 3 metri. Quella è la distanza che separa la neve dalla nebbia. La sensazione è disturbante. Mi sento oggettivamente disorientato ed affronto la discesa col piglio di un vecchio senza bastone. Le scarpe non mi danno sicurezza e mi sembra di correre sulle uova. Bongio, che indossa le La Sportiva (tanto pessime su asfalto quanto ottime in queste condizioni), mi precede e mi attende pazientemente. Le mie difficoltà sono evidenti anche da questo particolare... in 1 anno di attività in compagnia di Bongio, quei 300 metri rimangono attualmente l'unico tratto di discesa in cui lui è stato davanti a me. Il Falco delle Orobie ha le ali decisamente tarpate.

Scesi dalla cresta e tornati sul pratone innevato, torno finalmente a divertirmi. Per un paio di kilometri il sentiero è pianeggiante e corre ad una quota di poco sopra i 1000m. Fino ad Alpe Alto corriamo su fondo innevato poi iniziamo la discesa che ci porterà di nuovo verso Asso. Il Km 16 è memorabile. La neve è ormai alle spalle e stiamo percorrendo il tratto che ci porterà verso Terz'Alpe. In 1000 metri perdiamo 221m di quota, tutti sviluppati nei primi 500m di sentiero nel bosco. Belli, bellissimi, ma da affrontare con una certa prudenza. E' l'ultimo pezzo veramente tecnico del percorso. Alla fine del bosco ci troviamo in corrispondenza con la fine della piccola vallata in cui ci siamo insinuati, con una curva ad U superiamo un torrente e da lì, lo stesso sentiero diventa una mulattiera molto ampia ed agevole che ci porterà in 4Km nuovamente a Canzo passando da Terz'Alpe, Second'Alpe, Prim'Alpe per concludere alle fonti Gajum.

Siamo al Km 20 di attività, siamo tornati alla civiltà. Gli ultimi 3,5Km sono per la gloria personale; la gloria di battere il proprio personal best come distanza percorsa in una singola attività. Un ultimo sguardo verso la cima che ci ha accolti con neve e nebbia e poi a casa, a scaricare endorfine e, finalmente, a riposare un po'!

Ma il pensiero corre subito avanti... il Cornizzolo lo DEVO rifare... con le scarpe giuste e senza neve.









lunedì 12 maggio 2014

Disguidi del runner medio "Il gelone fuori stagione"

A volte non riesco a capire quale motivazione mi spinga ad uscire di casa per allenarmi. Certo, in questa stagione è molto facile... basta vedere una bella giornata e con tutta questa luce a disposizione la voglia di correre esce spontanea. Ma d'inverno? Ok, come vi ho raccontato qui io amo il freddo, la nebbia e la solitudine. Non disdegno nemmeno correre sotto un diluvio o in una tempesta di neve, insomma non mi spaventa il clima invernale, neppure nelle sue sfaccettature più demotivanti. Eppure alcune volte, e quel giorno in particolare, non posso non chiedermi "Ma chi me l'ha fatto fare? Non potevo starmene a casa mia sul divano?" No... perchè come ho letto su una maglietta al Parco Nord:

"Perde solo chi resta seduto sul divano!"

Procediamo con ordine. A me piace informarmi. Pur consapevole che solo l'esperienza diretta porta a correggere il tiro, ed in questo senso pure gli infortuni sono un toccasana, mi piace comunque documentarmi prima. Giusto per capire quali problematiche mi potrei trovare a dover fronteggiare quando affronto qualcosa di nuovo. E così feci anche poco prima di iniziare la stagione invernale. Da vari siti, tra cui il mio personale vademecum www.albanesi.it, recupero varie informazioni sulla corsa invernale che posso essere riassunte in questo elenco:
  1. Non sovvrabbondare nei vestiti. La regola è semplice, correre è un'attività che prevede una certa libertà di movimento, infilarsi 3 pantaloni e 3 maglie termiche andrebbe ad appesantirci. Basta mai superare i 2 strati. Io ho corso con collant lunghi termici, maglietta intima termica, maglia invernale a maniche lunghe
  2. Non coprirsi la gola. Perchè correndo si suda, e la gola è un punto particolarmente soggetto a sudare. Se non la si copre al max si percepirà del freddo ma il sudore continerà ad evaporare e ricrearsi. Se la si copre si crea condensa e la condensa che si raffredda vi porterà presumibilmente ad avere mal di gola
  3. Coprirsi orecchie, fronte e mani. Perchè sono le parti del corpo più esposte ai geloni, il discorso fatto per la gola per queste parti non è valido e vanno coperte. Per i calvi andrebbe coperta tutta la testa, per gli ipertricotici va bene una fascia fronte/orecchie. Pert tutti un bel paio di guanti running termici.
  4. Non ci si ammala per il freddo. Grande alibi di tutti i finti runner... non esco a correre perchè piove e poi m'ammalo. Falso. Fino a quando corriamo sudiamo, possiamo avere freddo... questo si. Ma la temperatura del nostro corpo sarà sempre intorno ai 37°. I problemi arrivano quando ci si ferma. Non bisogna dare modo al sudore di asciugarsi addosso. La regola è semplice, bisogna essere asciutti entro 5' da quando si smette l'attività.
  5. Riscaldare i muscoli. Più fa freddo, più aumenta il rischio di infortunio muscolare. Per ridurre al minimo questo rischio, correre almeno un paio di km a ritmo blando per riscaldare i muscoli aiuta, così come aiutano pomate ed olii riscaldanti a base di olio di canfora o capsicina.
Seguendo queste 5 regole ho corso senza problemi, in qualsiasi situazione e condizione climatica per tutto l'inverno. A onor del vero questo inverno passato non è di certo stato uno dei più rigidi, però non ho mai patito nè un problema muscolare nè una mezza influenza.

A partire dalla metà di febbraio la temperatura è salita, mi trovavo a correre con 6/8° e dopo 3 o 4 km dovevo assolutamente togliermi i guanti. Le mani sudavano di brutto.  Il 26 febbraio era un giorno come tanti ne avevo visti negli ultimi 4 mesi, freddo ma non freddissimo, nuvoloso con minaccia di pioggia imminente. Decido di uscire con la fascia ma senza guanti, tanto ci son 6° e se pioverà, come pare, di certo non andrà sotto zero. L'allenamento prevedeva un fondo medio da 14Km.






Al Km 4 il cielo si spacca in due per un lampo, pochi secondi dopo il boato del tuono. Sono sinceramente affascinato. Prima di tutto non è così scontato un temporale in febbraio, poi i lampi, illuminando per qualche secondo il parco, proiettavano le ombre scheletriche degli alberi sui vialetti di cemento, rendendo tutta l'ambientazione parecchio suggestiva. Corro così per un kilometrino poi inizia a scendere qualche goccia, ma nulla di preoccupante... goccioloni estivi si, ma ancora non ero nel diluvio. Le scarpe erano ancora quasi completamente asciutte. Appena superato il Km 7 succede l'imponderabile. Da qualche centinaio di metri l'acqua si era fatta più insistente ed ero già completamente fradicio. Di colpo, letteralmente di colpo, la temperatura crolla da 6° a 2°, si leva un vento gelido e il temporale si trasforma in grandinata. Sono in cima al cavalcavia di Via XX Settembre, il punto di Parco Nord più lontano da casa mia. Decido saggiamente di accorciare il giro e di fare subito ritorno ma è tardi. Dopo 200m di grandine leggera, l'intensità aumenta a dismisura fino a trasformarsi in una grandinata. Già, proprio una bella grandinata fuori stagione.

Ho corso per 2km tempestato dal ghiaccio, completamente fradicio. Ogni passo sentivo acqua uscire dalle mie scarpe, rivoli scendermi lungo le gambe, bombardato da proiettili di ghiaccio. Prima di imboccare il cavalca via di Via Clerici riesco a trovare un momentaneo rifugio sotto un arbusto ma non posso stare troppo fermo, se no m'ammalo. Giusto il tempo di togliermi il ghiaccio dai capelli (i chicchi di grandine erano completamente legati ad essi), e darmi momentaneo ristoro a mani e naso e riparto. E' dolore fisico ad ogni pallina di ghiaccio che mi colpisce, è dolore psicologico l'essere solo a 2km da casa ma il percepire questa distanza come incolmabile. E' disagio vero sia per il freddo che per l'umidità. Il rischio caduta, visto che ormai tutto il terreno è coperto da una coltre di sfere di ghiaccio, è altissimo.

Quando sono a poco più di 1km da casa, di colpo, cessa la grandine. Non credo di essere in grado di descrivere il sollievo che ho provato quando il ghiaccio è di nuovo tornato ad essere un temporale. La sensazione di piacere nel sentirsi coccolato dall'acqua dopo essere stato massacrato dal ghiaccio. Quell'ultimo km l'ho corso come se quel temporalone fosse lo scroscio tiepido della mia doccia. Tale era la trans da relax che avrei continuato così per km. Ma ormai (e per fortuna) ero a casa. Mentre mi doccio e mi asciugo, dal TG sento:


Anche questa volta l'autostima, spinta dalle endorfine, è a mille. Sono un figo... io ero là fuori, nella tormenta, ad allenarmi come un matto! Mentre finisco di asciugarmi mi accorgo di non sentire nè le mani nè il naso. Sensazione pessima, mentre tutto il resto del corpo era tornato a temperatura ambiente loro no. Avrei potuto amputarmi una mano senza sentire dolore, il gelo era penetrato alle ossa. Eccolo il gelone che non t'aspetti... ho corso tutto l'inverno senza problemi, son bastati 20 minuti di grandine e la sensibilità delle mie mani è perduta. Resisto alla tentazione di metterle a mollo in acqua bollente, resisto alla tentazione di infilarle nel calorifero. So che l'unica cosa da fare è aver pazienza... ma quanto? Quanto servirà alle mie mani per recuperare 20 minuti di gelo? La risposta è semplice. 4 ore passate con i guanti di pile e le mani infilate sotto le acelle, con annessi dolori piuttosto acuti, formicolio e difficoltà nei movimenti. Alle 00:45 ero tornato quasi completamente a posto. Ma tutto ciò... a che pro? 


All'inizio del post vi ho scritto come evitare i geloni... ma se proprio vi capita, cosa fare e cosa non fare?


  1. MAI cercare di alzare la temperatura delle mani rapidamente. Cose come infilare le mani nei termosifoni oppure lavarle in acqua bollente, danno un immediato sollievo che altrettanto rapidamente si trasforma in dolore e disagio.
  2. Lavare le mani con acqua fredda. Sembra un paradosso ma l'acqua fredda ha una temperatura più alta della superficie delle mani, quindi aiuta ad aumentarne la temperatura in maniera graduale
  3. Coprire le mani e cercare di tenerle a 37°. Utilizzate guanti di lana o di pile ed infilate le mani in punti caldi del corpo come sotto le ascelle o tra l'inguine. E' necessario riportare la temperatura delle mani a 37° in modo graduale
  4. Abbiate pazienza. Per tornare ad avere le mani calde e la sensibilità ristabilita... ci vuole tempo... a volte molto tempo.

venerdì 2 maggio 2014

Disguidi del runner medio: "La scapezzolata"

L'altro giorno è giunta la brutta notizia che pareva nell'aria da un po'... il compare di sempre, il Runner Enrico Bongiolatti, è tornato da Malta infortunato e, per questo, salterà alcune gare. L'infortunio è abbastanza tosto... si parla di almeno 1 mese di stop dalla corsa:


Sono certo che saprà riprendersi e tornare più forte e consapevole di prima, e per augurargli una rapdia riabilitazione gli dedico questo post sui disguidi del runner medio (anche detti "Gli infortuni che non ti saresti mai aspettato"). Fatti due risate Enry... e torna presto!

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Come avete potuto leggere, tutto ebbe inizio nella tarda primavera del 2013. Aprile i primi goffi approcci... maggio l'inizio dell'attività... giugno i primi allenamenti organizzati. All'inizio non mi ero troppo dannato per l'abbigliamento, maglietta e pantaloncini di qualsiasi tipo e materiale e scarpe da ginnastica era tutto quello che mi sembrava servisse per correre. Mi sbagliavo. E non di poco. 
Il primo acquisto "pro running" furono le scarpe... ma di questo argomento parlerò in un altro post. Con l'avvicinarsi dell'estate mi son trovato, praticamente dall'oggi al domani viste le bizzarrie climatiche della primavera 2013, a dovermi comperare un guardaroba. Per non esagerare, qualche maglietta running, 2 paia di pantaloncini, qualche paio di calze running. Siamo alla fine di giugno, corro solo da 2 mesi scarsi, non so ancora quanto e se questa passione attecchirà. Opto per spendere il meno possibile e mi reco da Decathlon per fare acquisti. Spendo poco, 6 euro a maglietta e, rispetto a quelle in cotone che avevo usato fino ad allora, mi sembravano fantastiche. 

Arrivano i primi caldi e la scarsa qualità delle magliette inizia a mostrarsi. Inizialmente come un fastidio leggero, quasi un'ipersensibilizzazione dell'area, nella zona dei capezzoli. Non mi preoccupo, penso che una volta lavato e asciugato nel giro di qualche ora sarà tutto a posto. Nei giorni successivi il fastidio si fa più accentuato e si formano due piccoli taglietti che, coi capezzoli inturgiditi dalla corsa, il sudore e lo sfregamento, risultavano piuttosto dolorosi. Decido di porre rimedio... ma lo faccio a modo mio...

In questa foto di repertorio, il primo grande passo verso la guarigione. Trattasi di 2 pezzi di carta igenica scotchati con nastro adesivo trasparente ai miei (voluminosi) seni. Le due "X" dipinte a mano con pennarello erano per dare un tocco Sado all'evento.

Per un paio di allenamenti corro così ed i capezzoli si sistemano. Per altro il nastro adesivo impediva alla pelle di traspirare, si attaccava ai peli... insomma non sentivo dolore ma era comunque una situazione fastidiosa da cui volevo uscire...

Un paio di settimane più tardi sono punto e a capo. Questa volta mi tocca trovare una soluzione definitiva ed adeguata... non si può andare avani così. Siamo a fine luglio, faccio un ottimo allenamento al parco di una decina di km. Indosso una maglietta in tessuto tecnico bianca, purtroppo non da running ma da calcio quindi con con cuciture stemmi e intarsi che rendono altissimo l'attrito in fase di sfregamento. Nel correre avverto il classico fastidio ai capezzoli, quel dolorino pungente che ti attanaglia per qualche secondo quando una goccia di sudore si deposita proprio dove si è formato il taglietto. Nulla di peggio di quanto non abbia già provato un mese fa, penso. Corro per un'oretta in quello stato ma senza preoccuparmi. L'allenamento era studiato per finire davanti al supermercato in modo da riuscire a fare un pochino di spesa prima di rincasare. E così fu... appena entrato, con l'aria condizionata che tirava a manetta, avverto subito l'acuirsi del dolore causa ulteriore inturgidimento dei capezzoli. Stringo i denti, mi chino per prendere della frutta e noto con orrore due macchie color sangue sbiadito colare appena al di sotto dei capezzoli. Due lacrime rosse di 10cm sulla maglietta bianca. Ero ormai alla cassa e non oso immaginare cosa abbia pensato la commessa... quello che ha visto è ben rappresentato da questa foto, scattata appena rientrato:





Decisamente terribile, sicuramente doloroso, probabilmente imbarazzante. Ma dell'imbarazzo non ho memoria, del dolore si. Farsi la doccia quel giorno fu un'esperienza. Bastava bagnare con acqua la zona sanguinante per provare delle fitte dolorose mai provate prima, vi lascio immaginare il risciacquo del sapone. Da quel giorno non ho più trascurato i miei capezzoli!

Rimedi per quell'episodio:

  1. Crema  cicatrizzante e protettiva acquistata in farmacia
  2. Cerotti resistenti all'acqua
Rimedi sempre validi per prevenire i tagli ai capezzoli:
  1. Prima di gare o di allenamenti lunghi proteggersi con dei cerotti resistenti all'acqua 
  2. Usare la vasellina per ridurre al minimo l'attrito
  3. Usare magliette e canotte tecniche di buona qualità. Marchi come Nike, Asics, Adidas... producono indumenti con materiali traspiranti, leggeri e ad attrito minimo. Stando attenti alle offerte e agli store online si possono acquistare capi di ottimo valore ad un prezzo stracciato. 







venerdì 11 aprile 2014

Io, Rocky, Bionic Woman e Automan; allenarsi coi supereroi.

Allenarsi è fondamentale per migliorarsi. Allenarsi coi SuperEroi è un'esperienza fantastica, stimolante, allenante, a tratti allienante. Ho avuto l'onore, per 4 mesi di correre con Rocky, Bionic Woman e Automan... un'esperienza incredibile che mi appresto a raccontarvi.

Durante tutta l'estate e l'autunno 2013 ho corso al Parco Nord. Corso... si fa per dire... io davo il massimo, sudando come un cingalese in metropolitana, ansimavo come un Rocco qualsiasi e centinaia (letteralmente) di persone mi passavano da destra e da sinistra apparentemente senza profondere nessun tipo di sforzo. Bei tempi quelli... è in quel periodo che ho capito che non basta uscire a correre 4 volte la settimana per definirsi un Runner. 

Nei momenti di massimo sforzo, quelli in cui i muscoli bruciano e la scarsa ossigenazione non ti permette di ragionare al 100% amavo, come tutti i runner, trovare dei "pensieri-distrazione". Se per fare un Kilometro impiegavo circa 6 minuti e mezzo, e di questi 4 li passavo pensando ad altro, lo sforzo psicologico della corsa risultava quanto meno ridimensionato (quello fisico no... per ridimensionare quello servono le ripetute...). 

Continuando ad allenarmi con costanza al Parco, quasi sempre alla stessa ora, ho iniziato a notare alcuni "ospiti fissi", gente con circa le mie stesse abitudini. Allora che c'è di meglio per distrarsi che non inventarsi delle storie (soprannome compreso) per questi personaggi? Erano i bei tempi de "Il nervoso Tapascione", de "La biondina sprint", de "L'Indociaina", de "The black trio", de "Il bello parlante" e tanti altri, tutti con le loro storie tutti con la loro spericolata vita da runner. 

Bei tempi davvero quelli... si arrivava al Parco col sole e non c'era che l'imbarazzo della scelta... "Dai, andiamo alla collinetta a vedere The Black Trio fare le ripetute in salita ad un passo che io, manco in discesa!" mi dicevo. Oppure... "Passiamo dalle parti del campovolo... mi è sembrato di intravedere una coda di cavallo... magari è la biondina sprint... con quella sua espressione altera... chissà che cazzo ha in testa!"

Poi... come tutti gli anni, anche nel 2013 è arrivato l'autunno, e le centinaia di abitanti del Parco, in modo inversamente proporzionale alla luce, son diventati alcune decine poi qualche unità, in fine 4. Io correvo al buio, con la mia fedelissima Tikkina e mi sentivo un po' spaesato... ma dove è finito Il nervoso Tapascione? Cribbio... non si è perso un giorno al parco ed ora, solo perchè è buio, non si vede più! Sarà sicuramente su qualche tapis roulant a correre a vuoto con le sue gambette nerborute e la sua espressione incazzata.

Come è più difficile correre se non hai dei personaggi su cui costruire storie. Passa il tempo ed arriva Novembre. Un mese hard per i runner ma non per me, amo troppo il freddo per perdermi il parco a novembre! Nebbia, vento, pioggia, temperature basse e fiato che si condensa ad ogni respiro... il tutto in solitudine perchè, a parte me e qualche poveraccio che se ne torna a casa in bicicletta, il Parco Nord era un deserto. Invece no! Ci hanno messo un po', quasi ad ostentare la timidezza classica di chi è pienamente consapevole della propria superiorità atletica, ma son comparsi. Non ho mai corso solo... anzi, ho corso con dei SuperEroi!

Il primo a manifestarsi, in tutto il suo splendore, è Automan... un personaggio che già da bambino mi faceva una certa paura e che, da adulto, ha continuato a farmi paura (ma solo la prima volta...).

A parte lo spadone laser... è esattamente quello che ho visto quella sera di novembre inoltrato. Per farsi luce nella notte autunnale io, come già scritto, ho optato per la lampada frontale Tikkina (che consiglio... ottimo rapporto qualità/prezzo/comodità), lui no. Lui ha scelto 12 strisce led applicate simmetricamente ad ogni gruppo muscolare, 2 sui bicipit, 2 sugli avambracci, 2 sui pettorali, 2 sugli addominali, 2 sui quadricipiti e 2 sui tibiali. Quello che mi si presenta all'imbocco del rettilineo principale del Parco è una visione allucinante... la sagoma di un uomo illuminato dai led che corre i lenti a velocità pazzesca (sicuramente sotto i 4'30") verso di me. Un'immagine spaventosa ripescata dalla mia infanzia... Automan per l'appunto. Non sono mai riuscito a parlarci, nemmeno a salutarlo... va troppo veloce. Però da spaventosa, la sua presenza è diventata rassicurante.

E' la volta della Bionic Woman. Sicuramente la presenza più costante nell'autunno/inverno del Parco Nord.
Una signora davvero particolare... completino super tecnico adidas nero con bande verdi (o bande gialle), fisico asciuttissimo ma muscoloso, corsa a grandi falcate con ginocchia alte, testa alta e sguardo fiero. Veramente un gesto tecnico bellissimo da vedere. Dopo 4, 5, forse 10 volte che la incrociavo... ho deciso che era giunto il momento di salutare. Alzo e scuoto la mano sinistra, accenno un mezzo sorriso... ma nulla... nessuna risposta. Mi nota, non cambia espressione e continua nel suo allenamento. Altezzosa? No... è un supereroe e semplicemente non ha voluto mischiarsi con la plebaglia.

In fine Rocky, che tengo per ultimo anche se è il primo che ho visto. Rocky è un ragazzotto tarchiato, decisamente sovrappeso e senza alcuno stile nella corsa. La prima volta che l'ho visto ho pensato "Questa è l'ultima volta che ti vedo!" invece passano i mesi e la sua presenza non è mai venuta meno, così come il suo fisico ed il suo stile non son mai migliorati.
Rocky è fantastico, innanzi tutto è l'unico dei tre a cui potevo tener testa (non credo abbia mai corso un kilometro in meno di 7 minuti) poi, a prescindere dal meteo, aveva sempre la stessa mise allucinante... da antirunner: Felpona grigia con cappuccio (sempre rigorosasmente alzato), pantalone di tuta felpato color antracite con elastico in fondo, scarpa da basket ai piedi, sguardo sofferente e postura da vecchio pugile sempre tendenzialmente piegato in avanti con una spalla più bassa dell'altra e mani in modalità guardia.

Dopo tante avventure con questi 3, torna la primavera. Con essa torna la luce e con la luce il parco si ripopola. Io che ho sempre corso al parco son pure un po' incazzato... "Eccoli i runner del bel tempo!" pensavo tra me e me "Oh dove eravate voi, stoltacci, quando io correvo qui... al buio... coi miei amici SuperEroi?" Eppure tornate, puntuali, al cambio dell'ora legale... e tornate per lasciarmi in dietro... come la scorsa estate in cui io stramazzavo e voi chiacchiaravate tranquilli correndo a 5'30". Invece no. Perchè mentre voi vi lasciavate coccolare dal vostro triste tapis roulant, io mi allenavo con Automan, Rocky e Bionic Woman... e mo son cazzacci vostri!

Ieri sera mi son preso una bella soddisfazione, ho rivisto per la prima volta da ottobre il mitico "Nervoso Tapascione", correva con la sua andatura scattante a un centinaio di metri da me, l'inverno non l'ha reso nè più grasso nè meno nervoso "L'è semper lù!" e allora... "Andiamo a prenderlo!" Accellero un pochino, quel poco che basta per colmare in un kilometro la distanza, lo uso come lepre per un paio di centinaia di metri, capisco che sta profondendo un grande sforzo... sta ansimando. E' il momento di consumare la mia vendetta, ripenso all'espressione della donna bionica, allo stile di Automan alla perseveranza di Rocky... mi raddrizzo ben bene, cerco di assumere un'espressione rilassata, respiro rigorosamente col naso e, correndo a 5'05", lo affianco e lo supero senza batter ciglio. 

Adios Tapascione...


giovedì 10 aprile 2014

Come tutto ebbe inizio...

Vi ho raccontato come è nato "Il Falco delle Orobie" ma quella è una storia di Agosto... il mio amore per la corsa inizia qualche mese prima, grazie allo stimolo del sempreverde amico Enrico Bongiolatti. Chi mi conosce è ben consapevole di quanto fossi pigro, fuori forma e assolutamente refrattario ad ogni tipo di sport e, più in generale, di movimento. Per darvi un'idea... cito il mio amico R. Morisi:

"Un ossimoro è l'associazione di due termini contrapposti fra loro... quando mi chiedono di fare un esempio, io semplicemente rispondo: Il Badessi Atleta"
 Non ho mai voluto fare dello sport, ma proprio mai... ricordo nitidamente l'ultima campestre corsa in IV superiore; alla prima curva io Lenny e Mitta approfittammo della posizione strategica per ritirarci dietro il muro della scuola a fumare qualche sigaretta... l'idea era di correre solo l'ultimo giro dei 3 previsti. Fummo naturalmente scoperti e rischiammo la sospensione... salvati solo dal nostro buon andamento scolastico. Ho sempre creduto che lo sport fosse fantastico, da seguire comodamente seduti sul divano con una bella Tennent's davanti. Era il mio credo di vita prima di quel fantastico 16 Aprile 2013.

Piccolo passo a ritroso... metà marzo 2013 il Bongio mi comunica che ha iniziato a correre. Grande stupore da parte mia, penso (e lo dico pure) che questa baggianata della corsa durerà poco... forse non è mai iniziata. Passano i giorni e noto che Bongio continua nel suo percorso atletico (molto poco atletico guardando il livello di quelle attività) con molta soddisfazione. Leggo nei suoi occhi una luce nuova (poi scoprirò di che si tratta... semplicemente endorfine), non vedo alcuna differenza fisica nel mio amico se non lo sguardo... per la prima volta ho avuto la sensazione che il Bongio stesse bene e che, forse, avrebbe continuato ad atleticizzarsi. Inizio ad insospettirmi... ad incuriosirmi ed, in fine, a documentarmi. Guardavo su RunKeeper le attvità di Enrico e mi sembravano sovraumane... cazzo il bongio riesce a correre per 2,5Km di fila... senza fermarsi!

Ok... devo provarci... non è credibile che correndo si sta meglio, per cui devo necessariamente sperimentare! 
Il 15 aprile 2013 per la prima volta nella mia vita corro. Ero a Pedemonte, nella parte alta del paese dove io e la mia ragazza curavamo un frutteto. Dopo un pomeriggio a potare e concimare comunico alla Eli che sarei tornato a casa a piedi... di corsa. 800 metri di corsa di cui (almeno) 500 in discesa... un dramma. Mi presento al cancello rosso in volto, affannatissimo, con quella classica sensazione di spilli vodoo conficcati nel torace. Cuore che va all'impazzata, gambe deboli, difficoltà a parlare... Insomma le premesse per un bell'ictus c'erano tutte... Sopravvivo non so come e decido che sì... tutti quei dolori meritavano un po' di impegno.

Il 16 Aprile ci riprovo... questa volta a Sesto. Sapevo che due giorni dopo il Bongio sarebbe stato mio ospite e avevo deciso di stupirlo chiedendogli di andare a correre assieme... per potermi permettere cotanto ardore agonistico, mi son sparato la bellezza di 12 minuti di corsa sull'asfalto sestese. Di ritorno a casa ero contento... per come la vedevo io, ero già un runner navigato. Magari non un ultramaratoneta come il Bongio, ma sicuramente un bel Runner.

18 Aprile, ho detto al Bongio che sarei andato con lui a correre al Parco Nord, sembrava più stupito che felice e lo capisco. Ci vestiamo da "runner" ma pensandoci ora sembrava più una tenuta da Rapper estivo... maglietta da calcio della Francia, pantaloncini di felpa belli larghi, calzino a mezza costa e Nike Air Force (da basket!!) ai piedi. L'idea è quella di correre la siderale distanza di 3km ma non avevo considerato che il mio personalissimo "Muro del Maratoneta" era a quel tempo attestato intorno al secondo Kilometro quindi cicco l'obiettivo camminando gli ultimi 800 metri. In quel momento ho visto il Bongio volare... lui già riusciva a superarli i 3Km! Quando lo raggiungo (fingendo di correre gli ultimi 100 metri quando camminavo già da almeno 700), stava già facendo stratching. Ci abbracciamo belli sorridenti e in quel preciso istante mi scatto una foto. Il momento è storico e va immortalato... il Badessi è uscito di casa (in macchina) per andare a correre (15 minuti), una roba mai successa!

2,41Km possono smostrarti... come potete notare la descrizione fatta prima corrisponde... questo non è un atleta bensì un uomo ad un passo da un'ischemia. Eppure ho continuato...

L'idea di scrivere questo piccolo blog è giunta principalmente per tracciare l'endurance che tra pochi giorni correremo io ed il Runner Bongiolatti... da quei 2,4 Km son passato a cercare di correre 200Km in 6 giorni, ed un blog è perfetto per tener traccia a mo' di diario. Ma allora perchè non tracciare anche le altre attività/gare/allenamenti memorabili? Finchè avrò voglia... scriverò.


Come nacque (da parto doloroso) "Il Falco delle Orobie"

Venerdì 2 Agosto 2013 h.22:30

Come ormai non capita più troppo spesso, quel venerdì mi incontro con entrambi i miei più cari amici (Lord e Bongio), io salgo da Milano come tutti i venerdì sera e, come tutti i venerdì sera ho voglia di fare quattro chiacchiere e bermi 4 o 5 birre a ideale conclusione di una settimana di lavoro.
Da pochi mesi (maggio) ho iniziato a correre e lo faccio piuttosto seriamente. Da poche settimane ho capito che la vera libidine della corsa è spaccarsi il cuore in salita.
La compagnia per la serata è veramente ottimale. C'è Bongio, che pure lui da poco ha iniziato a correre. C'è Lord, che non corre ma è sempre molto interessato alle nostre follie. Ci sono io, in fase logorrea da corsa.
Spiego ai miei amici il piano per il giorno seguente... partire da casa mia, arrivare fino ad Albosaggia, salire fino a Centro e ritornare a casa. Ammetto di sentirmi un figo, correrò 10 km (una distanza a quel tempo alta) e ad essi aggiungerò pure del dislivello.
Idea del Bongio "Facciamo il warm up!" Ottimo... prendiamo la macchina e ripercorriamo quello che sarà il mio percorso per il giorno seguente. Arrivati alla "Cima Coppi" chiedo agli amici un suggerimento per la discesa, nel senso che vorrei farla il più breve e ripida possibile perchè "Ragazzi... la discesa è il succulento premio per essersi spaccati il cuore in salita!". "Bene... ottimo..." risponde il Lord, "allora devi scendere dalla strada che costeggia il "Jack Daniel's!" (un drittone di 1Km con pendenza media 14,1%).
Torniamo a Sondrio e ci lasciamo dopo aver bevuto l'ultima Tennent's.

Sabato 3 Agosto 2013 h.10:30
Corro il percorso esplorato la sera prima coi ragazzi... e quella fantastica discesa su asfalto mi galvanizza. Salendo da Albosaggia verso Centro ripensavo alle tante letture dei giorni precedenti... a come in discesa ci si dovesse lasciare andare, senza paura. Così fu... e corsi quel Km ad un passo (a quell'epoca) straordinario (5'04").

Riguardando ora questa attività mi vien un po' da sorridere... ma tant'è, per lo scorso agosto, correre 10Km sotto il 7' con ben (!!!) 320 metri di dislivello positivo, era veramente un'attività da Iron... una di quelle cose di cui vantarsi con gli amici. E così feci... perchè appena tornato, dopo una corroborante doccia, narrai le mie gesta ai compari Lord e Bongio. E qui esce tutta la leggendaria luccicanza del Lord che alla mia descrizione del Km in discesa mi apostrofa "Bade... tu sei un falco... anzi, tu sei Il Falco delle Orobie!"

A poco valse ricordare al Lord che io, essendo nato sotto il Rolla, al massimo avrei potuto diventare il Falco delle Retiche... Nulla di nulla, il dado è tratto... è nato "Il Falco delle Orobie".