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lunedì 7 luglio 2014

Secondo Step - da Moribondo a Runner principiante

Moribondo, come ho già avuto modo di raccontarvi, lo sono diventato ufficialmente il 16 maggio 2013 quando, con l'amico Enrico Bongiolatti, ho corso per la prima volta i 10.000 per un tempo totale di 1:06:54. Sempre quel giorno abbiamo deciso che la Stramilano Agonistica da 21Km era il nostro comune obiettivo per marzo 2014. Prima di tutto però, bisogna fare uno step ulteriore, si deve per forza di cose limare 7 minuti da quel tempaccio. Tolti 7 minuti potrò finalmente iniziare a preparare una mezza maratona come si deve.

Durante il restante mese di maggio non corro più la distanza ma provo il test inverso... correndo 60 minuti, quanti kilometri sarò in grado di percorrere? Il 21 del mese, ho la risposta... 9,23Km (attualmente il mio record sull'ora è di 12,21Km), il che mi pone a soli 770 metri dal traguardo



Ai primi di giugno un dolorino all'anca destra che da qualche giorno mi affligge si fa insopportabile così rallento parecchio e dirado un po' le uscite. Addirittura, in concomitanza con le vacanze in Turchia, sospendo ogni attività per una decina di giorni. Al ritorno in Italia ho questo aspetto:
Barba lasciata "incolta" per confondermi tra gli appassionati di maometto che, per la cronaca, funziona perfettamente come repellente per venditori di qualsivoglia tipo. Data una bella sfoltita ho potuto (a fatica) riprendere l'attività fisica. I primi approcci sono devastanti... gambe molli non aiutate da un caldo fastidioso. Però tengo botta e, tra il 14 giugno e la fine del mese corro 4 volte i 10.000 (ed una volta addirittura mi spingo ai 12Km) piazzando il mio nuovo record (sempre più vicino al moribondo)


Luglio è un ottimo mese, corro un totale di 191Km (da agosto in poi mi assesterò costantemente sopra i 200Km), corro svariate volte la distanza ed inizio ad approcciare la corsa in salita su asfalto, non ancora come vero obiettivo di corsa ma, diciamo, inizio ad appassionarmi al tipo di sforzo. Tra i vari allenamenti del mese, quello del giorno 16 mi avvicina ulteriormente al tempo del moribondo:

Ricordo nitidamente le sensazioni di quel periodo... sentivo di avere nelle corde il test del moribondo ma, un po' per l'umidità che certamente non favorisce le prestazioni, un po' per la mancanza di "coraggio", non provo mai a sfondare il muro dell'ora. L'occasione propizia si presenta il 30 Luglio.

In quell'occasione, per la prima volta, avrò il piacere di correre con Ferdi. Spendo due parole per il mio amico Portoghese, giusto per farvi capire quanto "sentissi" quell'allenamento. Io e Ferdi ci conosciamo da ormai 10 anni, siamo colleghi da 9 anni e, per 3 anni e mezzo, siamo stati pure coinquilini. In quel (bellissimo) periodo, io ero abbastanza dedito all'alcool (non che lui si tirasse in dietro...) e, di certo, non mi passava nemmeno per la testa di compiere qual si voglia attività fisica. Lui invece, andava a correre al Parco una o due volte a settimana e faceva arrampicata, insomma, non certamente un atleta, ma almeno si teneva in forma. Non vi nascondo che ai miei occhi era un marziano. Per me chiunque riuscisse a correre 7km era un marziano. Chiunque preferisse l'attività fisica alla stasi era un marziano. Per come la vedevo c'era una netta dicotomia tra chi non faceva attività fisica (magari concedendosi qualche vizio) e chi la faceva (non concedendosi nulla). Nando era l'anello di congiunzione fra le due categorie. Mi incuriosiva... ed un paio di volte sono andato con lui al Parco, io in bicicletta a fare fotografie lui a fare i suoi 40' di corsetta.

Naturalmente il buon Ferdi non avrebbe scommesso mai un centesimo su una mia possibile atleticizzazione, come dargli torto? Per cui, quel giorno di fine luglio, fu un momento speciale. Per me che ci tenevo non soltanto a correre col ferdi, ma a correre come minimo come il Ferdi. Per lui che, credo molto sorpreso, si è trovato a fare con me (!!!) per la prima volta 10Km.

Io sono un runner solitario, mi piace allenarmi da solo e con la musica nelle orecchie. Non corro per conoscere gente. Non sarò mai un corridore sociale. Sono però convinto che certe attività, certi momenti importanti come può essere un Trail a Scermendone o il superare per la prima volta i 10Km di corsa, meritino di essere svolte in compagnia di persone importanti. Creare una sorta di memoria collettiva amplifica le sensazioni e cementifica i rapporti.

Superare il test del moribondo col Ferdi, passare entrambi da moribondi a runner principianti, è sicuramente da inquadrare in questo tipo di attività. Diciamo una delle 10 attività che ricordo con più piacere delle 256 che per ora ho tracciato.

Ho un solo nitido ricordo del percorso, usciti dal parco mancavano ancora 300m a chiudere la distanza ed il cronometro era sui 58 minuti e rotti, ho capito che era fatta ma ho comunque dato l'ultimo strappo perchè, comunque, bisogna chiudere con una ripetuta. Poi c'è solo un bell'abbraccio col Nando...



lunedì 19 maggio 2014

Primo Step - Da nullità a moribondo

Scrivo questo post per dare un senso cronologico alla mia evoluzione atletica. A metà aprile 2013 inizia il mio approccio alla corsa. Durante le prime due settimane, come ho già avuto modo di raccontarvi, mi faccio forza ed esco a correre 4 o 5 volte a settimana. Corse brevissime di 2 o 3Km massimo. Quello era il mio limite a quell'epoca.

Il processo psicologico che accompagna quelle prime due settimane è fantastico ed è identico a quello che ho potuto riscontrare in ogni persona che ha iniziato a correre con me e dopo di me. In pratica ero talmente stupito dallo splendido adattarsi del mio corpo alla nuova situazione di stress che già mentalmente mi consideravo un runner. Ero veramente meravigliato. Avevo letto che i progressi erano rapidissimi nella prima fase ma non credevo potessero essere così rapidi... almeno non su di me che pesavo 103Kg e non avevo mai mosso un muscolo in vita mia. Eppure 10 giorni prima ero in affanno dopo 800m e 11 minuti di corsa ed ora riuscivo a correre 45 minuti e 6km.

In questo periodo inizio ad interrogarmi sui limiti e sulla crescita possibile ed è qui che vengo in contatto con il già citato sito del guru Roberto Albanesi. Siamo all'inizio di maggio, finalmente posso iniziare ad inquadrare la mia evoluzione atletica ed a pormi i primi importantissimi obiettivi. Innanzi tutto... non sono un runner, non sono nemmeno vicino ad essere un runner. Sono una nullità.

Il primo passo per avvicinarmi alla condizione di runner è riuscire a correre 10.000 metri. Inizialmente non conta in quanto tempo, conta svezzare la distanza. I 10.000 sono un test perfetto per chi, come me, iniziava a cullare il sogno di correre una mezza maratona.

Ma come si definisce un runner? Non è per caso, come dice un mio amico, una persona che esce a correre quasi tutti i giorni a prescindere dal meteo? No...

Delle tante definizioni che si possono trovare, quella che a mio avviso è più calzante è la seguente:

"Si definisce runner la persona che, a peso forma, abbia ottimizzato la sua prestazione sui 10.000"

Bene... ho smesso subito di pensare di essere un runner. Ero 25Kg sopra il mio peso forma (che per un runner prevede un BMI tra 20 e 22) e non solo non avevo ottimizzato il mio tempo sui 10Km (per ottimizzare veramente questa distanza ci vogliono un paio d'anni di allenamenti) ma neppure mi ero mai spinto a correre quella distanza. E fu vuoto, che volevo colmare riuscendo a definire la mia situazione dell'epoca.

Sempre nel sito di Albanesi trovo un interessante test che utilizzo da subito per definirmi. E' il "Test del moribondo". In sostanza si può affermare che:

"Chiunque non abbia gravi menomazioni fisiche è in grado di correre 10.000 in massimo 59'59""

Ottimo, penso tra me e me, il primo grande passo per avvicinarmi alla condizione di runner è passare da nullità a moribondo. Ovvero riuscire a correre quei dannati 10Km.

Il 16 maggio 2013, 1 mese esatto e 20 allenamenti dopo aver iniziato, entro in splendida compagnia dell'amico Enrico Bongiolatti, nel meraviglioso mondo dei Moribondi. Pur essendo già primavera inoltrata la serata era parecchio fredda. Già da qualche giorno io e Bongio parlavamo della mitica distanza da raggiungere ed entrambi l'avevamo sfiorata nei giorni precedenti. Quella sera avevo già deciso che sarebbe stata la sera giusta ed altrettanto scientemente avevo deciso di non dire nulla ad Enrico (la sua fragilità psichica ai tempi era ai massimi storici). Prima di partire, anzi, gli garantisco che al massimo avremmo corso 7 o 8 Km.

Di questo primo diecimila ho un sacco di ricordi positivi, su tutti la sensazione finale di aver compiuto una piccola impresa e poi tanti piccoli particolari come:

Km 1 = Bongio ha il suo classico mal di milza
Km 2 = Bongio ha il suo classico mal di fegato
Km 3 = Bade che sbaglia clamorosamente strada finendo in un parcheggio
Km 4 = Bongio che "mi supplica" di non fare più sterrato dopo 100m di sterrato
Km 5 = Io che dico a Bongio "Vai enry che abbiam già corso 3,7Km!"
Km 6 = Il mio dolore ed il respiro che si fa affannato
Km 7 = Il vialone centrale del Parco che pare non finire mai
Km 8 = Capisco che la distanza si farà, manca poco e saremo nuovamente a casa
Km 9 = Il mio appannamento e l'apparente brillantezza di Enrico
Km 10 = Bongio che mi dice "Bade io mi fermo al semaforo" io che gli rispondo "Bongio, corriamo ancora 300 metri... così facciamo i 10.000 e diventiamo moribondi!"

La serata è festa... birra, una bella mangiata e tante chiacchiere... abbiamo chiuso i primi 10.000 in 1:06:54 stabilendo così una misura attendibile. Siamo entrambi a 7 minuti dal passaggio moribondo --> runner principiante ed entrambi aggiungiamo un pelino di consapevolezza, sappiamo che la strada che ci porterà ad essere atleti è appena iniziata, che non sarà semplice ma che, continuando con impegno ed abnegazione, i miglioramenti saranno rapidi e sbalorditivi.

Quella sera stessa alziamo l'asticella. Fino a quel momento il sogno proibito era correre la Stramilano dei 50.000 (gara non competitiva di 10Km), ora che quei 10km eravamo riusciti a correrli ci diciamo:

"Abbiamo 10 mesi per provare a correre la Stramilano Agonistica da 21Km... ce la possiamo fare!"






 

lunedì 12 maggio 2014

Disguidi del runner medio "Il gelone fuori stagione"

A volte non riesco a capire quale motivazione mi spinga ad uscire di casa per allenarmi. Certo, in questa stagione è molto facile... basta vedere una bella giornata e con tutta questa luce a disposizione la voglia di correre esce spontanea. Ma d'inverno? Ok, come vi ho raccontato qui io amo il freddo, la nebbia e la solitudine. Non disdegno nemmeno correre sotto un diluvio o in una tempesta di neve, insomma non mi spaventa il clima invernale, neppure nelle sue sfaccettature più demotivanti. Eppure alcune volte, e quel giorno in particolare, non posso non chiedermi "Ma chi me l'ha fatto fare? Non potevo starmene a casa mia sul divano?" No... perchè come ho letto su una maglietta al Parco Nord:

"Perde solo chi resta seduto sul divano!"

Procediamo con ordine. A me piace informarmi. Pur consapevole che solo l'esperienza diretta porta a correggere il tiro, ed in questo senso pure gli infortuni sono un toccasana, mi piace comunque documentarmi prima. Giusto per capire quali problematiche mi potrei trovare a dover fronteggiare quando affronto qualcosa di nuovo. E così feci anche poco prima di iniziare la stagione invernale. Da vari siti, tra cui il mio personale vademecum www.albanesi.it, recupero varie informazioni sulla corsa invernale che posso essere riassunte in questo elenco:
  1. Non sovvrabbondare nei vestiti. La regola è semplice, correre è un'attività che prevede una certa libertà di movimento, infilarsi 3 pantaloni e 3 maglie termiche andrebbe ad appesantirci. Basta mai superare i 2 strati. Io ho corso con collant lunghi termici, maglietta intima termica, maglia invernale a maniche lunghe
  2. Non coprirsi la gola. Perchè correndo si suda, e la gola è un punto particolarmente soggetto a sudare. Se non la si copre al max si percepirà del freddo ma il sudore continerà ad evaporare e ricrearsi. Se la si copre si crea condensa e la condensa che si raffredda vi porterà presumibilmente ad avere mal di gola
  3. Coprirsi orecchie, fronte e mani. Perchè sono le parti del corpo più esposte ai geloni, il discorso fatto per la gola per queste parti non è valido e vanno coperte. Per i calvi andrebbe coperta tutta la testa, per gli ipertricotici va bene una fascia fronte/orecchie. Pert tutti un bel paio di guanti running termici.
  4. Non ci si ammala per il freddo. Grande alibi di tutti i finti runner... non esco a correre perchè piove e poi m'ammalo. Falso. Fino a quando corriamo sudiamo, possiamo avere freddo... questo si. Ma la temperatura del nostro corpo sarà sempre intorno ai 37°. I problemi arrivano quando ci si ferma. Non bisogna dare modo al sudore di asciugarsi addosso. La regola è semplice, bisogna essere asciutti entro 5' da quando si smette l'attività.
  5. Riscaldare i muscoli. Più fa freddo, più aumenta il rischio di infortunio muscolare. Per ridurre al minimo questo rischio, correre almeno un paio di km a ritmo blando per riscaldare i muscoli aiuta, così come aiutano pomate ed olii riscaldanti a base di olio di canfora o capsicina.
Seguendo queste 5 regole ho corso senza problemi, in qualsiasi situazione e condizione climatica per tutto l'inverno. A onor del vero questo inverno passato non è di certo stato uno dei più rigidi, però non ho mai patito nè un problema muscolare nè una mezza influenza.

A partire dalla metà di febbraio la temperatura è salita, mi trovavo a correre con 6/8° e dopo 3 o 4 km dovevo assolutamente togliermi i guanti. Le mani sudavano di brutto.  Il 26 febbraio era un giorno come tanti ne avevo visti negli ultimi 4 mesi, freddo ma non freddissimo, nuvoloso con minaccia di pioggia imminente. Decido di uscire con la fascia ma senza guanti, tanto ci son 6° e se pioverà, come pare, di certo non andrà sotto zero. L'allenamento prevedeva un fondo medio da 14Km.






Al Km 4 il cielo si spacca in due per un lampo, pochi secondi dopo il boato del tuono. Sono sinceramente affascinato. Prima di tutto non è così scontato un temporale in febbraio, poi i lampi, illuminando per qualche secondo il parco, proiettavano le ombre scheletriche degli alberi sui vialetti di cemento, rendendo tutta l'ambientazione parecchio suggestiva. Corro così per un kilometrino poi inizia a scendere qualche goccia, ma nulla di preoccupante... goccioloni estivi si, ma ancora non ero nel diluvio. Le scarpe erano ancora quasi completamente asciutte. Appena superato il Km 7 succede l'imponderabile. Da qualche centinaio di metri l'acqua si era fatta più insistente ed ero già completamente fradicio. Di colpo, letteralmente di colpo, la temperatura crolla da 6° a 2°, si leva un vento gelido e il temporale si trasforma in grandinata. Sono in cima al cavalcavia di Via XX Settembre, il punto di Parco Nord più lontano da casa mia. Decido saggiamente di accorciare il giro e di fare subito ritorno ma è tardi. Dopo 200m di grandine leggera, l'intensità aumenta a dismisura fino a trasformarsi in una grandinata. Già, proprio una bella grandinata fuori stagione.

Ho corso per 2km tempestato dal ghiaccio, completamente fradicio. Ogni passo sentivo acqua uscire dalle mie scarpe, rivoli scendermi lungo le gambe, bombardato da proiettili di ghiaccio. Prima di imboccare il cavalca via di Via Clerici riesco a trovare un momentaneo rifugio sotto un arbusto ma non posso stare troppo fermo, se no m'ammalo. Giusto il tempo di togliermi il ghiaccio dai capelli (i chicchi di grandine erano completamente legati ad essi), e darmi momentaneo ristoro a mani e naso e riparto. E' dolore fisico ad ogni pallina di ghiaccio che mi colpisce, è dolore psicologico l'essere solo a 2km da casa ma il percepire questa distanza come incolmabile. E' disagio vero sia per il freddo che per l'umidità. Il rischio caduta, visto che ormai tutto il terreno è coperto da una coltre di sfere di ghiaccio, è altissimo.

Quando sono a poco più di 1km da casa, di colpo, cessa la grandine. Non credo di essere in grado di descrivere il sollievo che ho provato quando il ghiaccio è di nuovo tornato ad essere un temporale. La sensazione di piacere nel sentirsi coccolato dall'acqua dopo essere stato massacrato dal ghiaccio. Quell'ultimo km l'ho corso come se quel temporalone fosse lo scroscio tiepido della mia doccia. Tale era la trans da relax che avrei continuato così per km. Ma ormai (e per fortuna) ero a casa. Mentre mi doccio e mi asciugo, dal TG sento:


Anche questa volta l'autostima, spinta dalle endorfine, è a mille. Sono un figo... io ero là fuori, nella tormenta, ad allenarmi come un matto! Mentre finisco di asciugarmi mi accorgo di non sentire nè le mani nè il naso. Sensazione pessima, mentre tutto il resto del corpo era tornato a temperatura ambiente loro no. Avrei potuto amputarmi una mano senza sentire dolore, il gelo era penetrato alle ossa. Eccolo il gelone che non t'aspetti... ho corso tutto l'inverno senza problemi, son bastati 20 minuti di grandine e la sensibilità delle mie mani è perduta. Resisto alla tentazione di metterle a mollo in acqua bollente, resisto alla tentazione di infilarle nel calorifero. So che l'unica cosa da fare è aver pazienza... ma quanto? Quanto servirà alle mie mani per recuperare 20 minuti di gelo? La risposta è semplice. 4 ore passate con i guanti di pile e le mani infilate sotto le acelle, con annessi dolori piuttosto acuti, formicolio e difficoltà nei movimenti. Alle 00:45 ero tornato quasi completamente a posto. Ma tutto ciò... a che pro? 


All'inizio del post vi ho scritto come evitare i geloni... ma se proprio vi capita, cosa fare e cosa non fare?


  1. MAI cercare di alzare la temperatura delle mani rapidamente. Cose come infilare le mani nei termosifoni oppure lavarle in acqua bollente, danno un immediato sollievo che altrettanto rapidamente si trasforma in dolore e disagio.
  2. Lavare le mani con acqua fredda. Sembra un paradosso ma l'acqua fredda ha una temperatura più alta della superficie delle mani, quindi aiuta ad aumentarne la temperatura in maniera graduale
  3. Coprire le mani e cercare di tenerle a 37°. Utilizzate guanti di lana o di pile ed infilate le mani in punti caldi del corpo come sotto le ascelle o tra l'inguine. E' necessario riportare la temperatura delle mani a 37° in modo graduale
  4. Abbiate pazienza. Per tornare ad avere le mani calde e la sensibilità ristabilita... ci vuole tempo... a volte molto tempo.

venerdì 2 maggio 2014

Disguidi del runner medio: "La scapezzolata"

L'altro giorno è giunta la brutta notizia che pareva nell'aria da un po'... il compare di sempre, il Runner Enrico Bongiolatti, è tornato da Malta infortunato e, per questo, salterà alcune gare. L'infortunio è abbastanza tosto... si parla di almeno 1 mese di stop dalla corsa:


Sono certo che saprà riprendersi e tornare più forte e consapevole di prima, e per augurargli una rapdia riabilitazione gli dedico questo post sui disguidi del runner medio (anche detti "Gli infortuni che non ti saresti mai aspettato"). Fatti due risate Enry... e torna presto!

***

Come avete potuto leggere, tutto ebbe inizio nella tarda primavera del 2013. Aprile i primi goffi approcci... maggio l'inizio dell'attività... giugno i primi allenamenti organizzati. All'inizio non mi ero troppo dannato per l'abbigliamento, maglietta e pantaloncini di qualsiasi tipo e materiale e scarpe da ginnastica era tutto quello che mi sembrava servisse per correre. Mi sbagliavo. E non di poco. 
Il primo acquisto "pro running" furono le scarpe... ma di questo argomento parlerò in un altro post. Con l'avvicinarsi dell'estate mi son trovato, praticamente dall'oggi al domani viste le bizzarrie climatiche della primavera 2013, a dovermi comperare un guardaroba. Per non esagerare, qualche maglietta running, 2 paia di pantaloncini, qualche paio di calze running. Siamo alla fine di giugno, corro solo da 2 mesi scarsi, non so ancora quanto e se questa passione attecchirà. Opto per spendere il meno possibile e mi reco da Decathlon per fare acquisti. Spendo poco, 6 euro a maglietta e, rispetto a quelle in cotone che avevo usato fino ad allora, mi sembravano fantastiche. 

Arrivano i primi caldi e la scarsa qualità delle magliette inizia a mostrarsi. Inizialmente come un fastidio leggero, quasi un'ipersensibilizzazione dell'area, nella zona dei capezzoli. Non mi preoccupo, penso che una volta lavato e asciugato nel giro di qualche ora sarà tutto a posto. Nei giorni successivi il fastidio si fa più accentuato e si formano due piccoli taglietti che, coi capezzoli inturgiditi dalla corsa, il sudore e lo sfregamento, risultavano piuttosto dolorosi. Decido di porre rimedio... ma lo faccio a modo mio...

In questa foto di repertorio, il primo grande passo verso la guarigione. Trattasi di 2 pezzi di carta igenica scotchati con nastro adesivo trasparente ai miei (voluminosi) seni. Le due "X" dipinte a mano con pennarello erano per dare un tocco Sado all'evento.

Per un paio di allenamenti corro così ed i capezzoli si sistemano. Per altro il nastro adesivo impediva alla pelle di traspirare, si attaccava ai peli... insomma non sentivo dolore ma era comunque una situazione fastidiosa da cui volevo uscire...

Un paio di settimane più tardi sono punto e a capo. Questa volta mi tocca trovare una soluzione definitiva ed adeguata... non si può andare avani così. Siamo a fine luglio, faccio un ottimo allenamento al parco di una decina di km. Indosso una maglietta in tessuto tecnico bianca, purtroppo non da running ma da calcio quindi con con cuciture stemmi e intarsi che rendono altissimo l'attrito in fase di sfregamento. Nel correre avverto il classico fastidio ai capezzoli, quel dolorino pungente che ti attanaglia per qualche secondo quando una goccia di sudore si deposita proprio dove si è formato il taglietto. Nulla di peggio di quanto non abbia già provato un mese fa, penso. Corro per un'oretta in quello stato ma senza preoccuparmi. L'allenamento era studiato per finire davanti al supermercato in modo da riuscire a fare un pochino di spesa prima di rincasare. E così fu... appena entrato, con l'aria condizionata che tirava a manetta, avverto subito l'acuirsi del dolore causa ulteriore inturgidimento dei capezzoli. Stringo i denti, mi chino per prendere della frutta e noto con orrore due macchie color sangue sbiadito colare appena al di sotto dei capezzoli. Due lacrime rosse di 10cm sulla maglietta bianca. Ero ormai alla cassa e non oso immaginare cosa abbia pensato la commessa... quello che ha visto è ben rappresentato da questa foto, scattata appena rientrato:





Decisamente terribile, sicuramente doloroso, probabilmente imbarazzante. Ma dell'imbarazzo non ho memoria, del dolore si. Farsi la doccia quel giorno fu un'esperienza. Bastava bagnare con acqua la zona sanguinante per provare delle fitte dolorose mai provate prima, vi lascio immaginare il risciacquo del sapone. Da quel giorno non ho più trascurato i miei capezzoli!

Rimedi per quell'episodio:

  1. Crema  cicatrizzante e protettiva acquistata in farmacia
  2. Cerotti resistenti all'acqua
Rimedi sempre validi per prevenire i tagli ai capezzoli:
  1. Prima di gare o di allenamenti lunghi proteggersi con dei cerotti resistenti all'acqua 
  2. Usare la vasellina per ridurre al minimo l'attrito
  3. Usare magliette e canotte tecniche di buona qualità. Marchi come Nike, Asics, Adidas... producono indumenti con materiali traspiranti, leggeri e ad attrito minimo. Stando attenti alle offerte e agli store online si possono acquistare capi di ottimo valore ad un prezzo stracciato. 







giovedì 10 aprile 2014

Come tutto ebbe inizio...

Vi ho raccontato come è nato "Il Falco delle Orobie" ma quella è una storia di Agosto... il mio amore per la corsa inizia qualche mese prima, grazie allo stimolo del sempreverde amico Enrico Bongiolatti. Chi mi conosce è ben consapevole di quanto fossi pigro, fuori forma e assolutamente refrattario ad ogni tipo di sport e, più in generale, di movimento. Per darvi un'idea... cito il mio amico R. Morisi:

"Un ossimoro è l'associazione di due termini contrapposti fra loro... quando mi chiedono di fare un esempio, io semplicemente rispondo: Il Badessi Atleta"
 Non ho mai voluto fare dello sport, ma proprio mai... ricordo nitidamente l'ultima campestre corsa in IV superiore; alla prima curva io Lenny e Mitta approfittammo della posizione strategica per ritirarci dietro il muro della scuola a fumare qualche sigaretta... l'idea era di correre solo l'ultimo giro dei 3 previsti. Fummo naturalmente scoperti e rischiammo la sospensione... salvati solo dal nostro buon andamento scolastico. Ho sempre creduto che lo sport fosse fantastico, da seguire comodamente seduti sul divano con una bella Tennent's davanti. Era il mio credo di vita prima di quel fantastico 16 Aprile 2013.

Piccolo passo a ritroso... metà marzo 2013 il Bongio mi comunica che ha iniziato a correre. Grande stupore da parte mia, penso (e lo dico pure) che questa baggianata della corsa durerà poco... forse non è mai iniziata. Passano i giorni e noto che Bongio continua nel suo percorso atletico (molto poco atletico guardando il livello di quelle attività) con molta soddisfazione. Leggo nei suoi occhi una luce nuova (poi scoprirò di che si tratta... semplicemente endorfine), non vedo alcuna differenza fisica nel mio amico se non lo sguardo... per la prima volta ho avuto la sensazione che il Bongio stesse bene e che, forse, avrebbe continuato ad atleticizzarsi. Inizio ad insospettirmi... ad incuriosirmi ed, in fine, a documentarmi. Guardavo su RunKeeper le attvità di Enrico e mi sembravano sovraumane... cazzo il bongio riesce a correre per 2,5Km di fila... senza fermarsi!

Ok... devo provarci... non è credibile che correndo si sta meglio, per cui devo necessariamente sperimentare! 
Il 15 aprile 2013 per la prima volta nella mia vita corro. Ero a Pedemonte, nella parte alta del paese dove io e la mia ragazza curavamo un frutteto. Dopo un pomeriggio a potare e concimare comunico alla Eli che sarei tornato a casa a piedi... di corsa. 800 metri di corsa di cui (almeno) 500 in discesa... un dramma. Mi presento al cancello rosso in volto, affannatissimo, con quella classica sensazione di spilli vodoo conficcati nel torace. Cuore che va all'impazzata, gambe deboli, difficoltà a parlare... Insomma le premesse per un bell'ictus c'erano tutte... Sopravvivo non so come e decido che sì... tutti quei dolori meritavano un po' di impegno.

Il 16 Aprile ci riprovo... questa volta a Sesto. Sapevo che due giorni dopo il Bongio sarebbe stato mio ospite e avevo deciso di stupirlo chiedendogli di andare a correre assieme... per potermi permettere cotanto ardore agonistico, mi son sparato la bellezza di 12 minuti di corsa sull'asfalto sestese. Di ritorno a casa ero contento... per come la vedevo io, ero già un runner navigato. Magari non un ultramaratoneta come il Bongio, ma sicuramente un bel Runner.

18 Aprile, ho detto al Bongio che sarei andato con lui a correre al Parco Nord, sembrava più stupito che felice e lo capisco. Ci vestiamo da "runner" ma pensandoci ora sembrava più una tenuta da Rapper estivo... maglietta da calcio della Francia, pantaloncini di felpa belli larghi, calzino a mezza costa e Nike Air Force (da basket!!) ai piedi. L'idea è quella di correre la siderale distanza di 3km ma non avevo considerato che il mio personalissimo "Muro del Maratoneta" era a quel tempo attestato intorno al secondo Kilometro quindi cicco l'obiettivo camminando gli ultimi 800 metri. In quel momento ho visto il Bongio volare... lui già riusciva a superarli i 3Km! Quando lo raggiungo (fingendo di correre gli ultimi 100 metri quando camminavo già da almeno 700), stava già facendo stratching. Ci abbracciamo belli sorridenti e in quel preciso istante mi scatto una foto. Il momento è storico e va immortalato... il Badessi è uscito di casa (in macchina) per andare a correre (15 minuti), una roba mai successa!

2,41Km possono smostrarti... come potete notare la descrizione fatta prima corrisponde... questo non è un atleta bensì un uomo ad un passo da un'ischemia. Eppure ho continuato...

L'idea di scrivere questo piccolo blog è giunta principalmente per tracciare l'endurance che tra pochi giorni correremo io ed il Runner Bongiolatti... da quei 2,4 Km son passato a cercare di correre 200Km in 6 giorni, ed un blog è perfetto per tener traccia a mo' di diario. Ma allora perchè non tracciare anche le altre attività/gare/allenamenti memorabili? Finchè avrò voglia... scriverò.