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martedì 12 agosto 2014

[Le Gare] - Valchiavenna SkyRace 2014

Anche sta volta non ho saputo attendere. Ho capito che le SkyRace mi generano un tale turbine di emozioni da non riuscire ad interiorizzarle col tempo e la pazienza. Devo scrivere di getto, devo buttar giù d'impulso la mia gara. Forse per sublimarla, per darle subito un posto nella Storia, la mia Storia.

Mi iscrivo (come sempre) con largo anticipo quando mancano ancora 93 giorni alla gara. Non mi va mai di iscrivermi all'ultimo. Primo perchè si paga di più, secondo perchè non voglio che pensieri negativi o alibi vari prendano il sopravvento. Quando sono iscritto, per lo più il dado è tratto e non mi resta che allenarmi per portare a casa la pelle.

La gara, oraganizzata dal Consorzio Frazionisti S. Bernardo, prevede un percorso di 21,4Km (i miei con vari tagli saranno circa 20) ed un dislivello positivo di 1350m (in realtà saranno 1975). In pratica, come da tradizione per questo tipo di gare, nella realtà dei fatti sono un poco più corte e parecchio più pendenti...



Alle 7:15 di domenica 10 agosto, il runner Enrico Bongiolatti passa a prendermi. Siamo entrambi ricchi di tensione positiva, io corro per confermarmi uno SkyRunner, Enry corre per diventare uno SkyRunner. Sappiamo entrambi che abbiamo la giusta preparazione per portare a casa la gara in tempo da finisher. La mia preparazione alla gara questa volta è stata parecchio meticolosa. Nelle due settimane precedenti ho allenato tutte le skill necessarie alle SkyRace, una specie di ripasso pre esame...

28 Luglio = 13Km di allenamento tecnico sulle discese (con Bongio)
29 Luglio = 40 minuti di esercizi per spalle bicipiti e lombari
02 Agosto = 17,5 Km 1750D+ di SkyRace a Scermendone 2157slm (con Bongio) (ho provato l'altitudine)
04 Agosto = 12,5Km di fondo medio
07 Agosto = 20,5Km di fondo lento (ho provato la distanza, ovviamente senza dislivello)
09 Agosto = 8,5Km 1000D+ warm up del giorno prima fatto camminando nel bosco

Nel frattempo ci avviciniamo alla Valchiavenna ed il tempo, come da previsioni, non è buono. Nuvoloni plumbei, carichi di acqua ed elettricità stazionano sopra di noi mentre qualche goccia inizia a scendere... sinceramente non ci importa molto delle condizioni climatiche. Dopo aver corso a Scermendone sotto il diluvio e con un vento traverso da brividi, non ci spaventa il correre a 2000 in condizioni climatiche non ottimali... anzi, meglio correre con le nuvole che sotto la sferza del sole!

Facciamo qualche piano per la gara, giusto per sciogliere un poco di tensione. Concordiamo che è comunque meglio partire in fondo al gruppo, faremo tutta la salita fino al GPM assieme, poi in discesa passo davanti e Bongio dovrà impegnarsi al massimo (e fidarsi) cercando di starmi attaccato. Attacchiamo la seconda salita assieme. Seconda discesa, quella più lunga e congeniale a me. Qui probabilmente metterò la freccia e allungherò sul caro amico. Prendiamola come un test per le gare in coppia (tipo Rally Valtartano) che sicuramente correremo, ci diciamo fiduciosi.



Tempi. Concordiamo sul tempo al GPM. Sicuramente sotto le 2 ore, obiettivo 1 ora e 45 minuti. Tempo totale della gara... Bongio è più pessimista, è convinto di chiudere tra le 4 ore e 10 e le 4 ore e 30. Io inizialmente pensavo addirittura meno di 3 ore e mezza, poi mi ridimensiono e dico a Bongio che un tempo sotto le 4 ore è alla portata di entrambi.

Eccoci a S. Bernardo. Parcheggiamo e appena esco dall'auto subito striscio la gamba contro un mazzo d'ortiche. Un bel segnale, penso. Raggiunta l'area della partenza notiamo che le persone son davvero molte (150 ci dirà un'organizzatrice). Questo ci rallegra, sicuramente correremo tutta la gara (o la maggior parte di essa) in gruppo e non in solitaria.

Nel frattempo la pioggia contina a scendere e l'organizzazione decide di spostare la partenza alle 9:30 per limitare i rischi di temporali in quota.



Ore 9:28, siamo tutti schierati dietro la linea di partenza. Io e Bongio in fondo al gruppo. Tempo di una pacca sulla spalla ed un abbraccio e partiamo. La partenza è da subito in salita. I primi 500m sono 2 tornanti su asfalto, quello che serve per scaldare i muscoli. Al primo tornante (siam partiti da 200m) c'è già un signore che cammina col fiatone, io e Bongio saliamo tranquilli al nostro passo e superiamo i primi 7/8 concorrenti. Al raccordo col primo sentiero, che ci porterà ai 1250m della frazione S. Rocco, il gruppo è già in fila indiana ma i ranghi sono serrati, mi sembra di aver la gamba buona e vedo che non si crea il vuoto tra me e quello che mi precede. Provo un sorpasso. Esco a destra, riprovo a sinistra. In fine metto la quarta e passo in mezzo a due concorrenti. Di slancio supero il terzo a sinistra, poi mi rifugio dietro al successivo concorrente per fiatare un momento. Mi giro e vedo che Bongio è leggermente attardato, non mi ha seguito nella manovra di sorpasso e ora è 4 posizioni dietro di me. Scollino all'abitato di S. Rocco piazzato ultimo di un trenino di 6 runner. Per poco meno di un Km si corre su sterrato monotrack con qualche docilissimo saliscendi poi, poco prima di raccordarci con la mulattiera del Truzzo ci sono 200m (gli unici del percorso) su ampia strada bianca in discesa. Ecco l'occasione che aspettavo! accellero fino a 3'20" di passo e supero senza fatica i 5 che mi stavano davanti.

Km 3, inizia la salita più impegnativa. 4Km di mulattiera lastricata che ci porteranno dai 1210m dell'Alpe Drogo ai 2114m del GPM appena sopra il bacino artificiale del Truzzo. I primi 2 Km sono massacranti con il 30% di pendenza media. Inizialmente sale a tornanti in un rado bosco di larici, il lastricato è a tratti un po' sconnesso ma è comunque un ottimo terreno e nemmeno troppo vischioso per la pioggia. Nessuno di quelli a portata della mia vista sta correndo, tutti al passo su quelle pendenze. Il bosco lo attraverso ordinatamente piazzato dietro a chi mi precede stando al suo passo, quasi una sorta di timore reverenziale ad attaccare in salita... forse pure mixato con un po' di sano spirito di conservazione. Usciamo dal bosco che ho ancora davanti a me questo runner in completo rosso. Qui la strada cambia leggermente. Passiamo attraverso una sassaia ed i tornanti si fanno più brevi e pendenti. Affianco il runner rosso, gli dico "Mi hai fatto da lepre... dai che ti tiro un po' io!" e lo supero. Penso "Meno passi... meno dolore" ed inizio, da qui, a tagliare ovunque fosse possibile. tempo 4 tornantini, mi giro ed il runner rosso è staccato. Mi guarda e mi dice "Vai, vai che hai un altro passo!". Nel frattempo vedo di nuovo il Bongio! Eccolo laggiù, a circa 8 tornanti da me, è appena uscito dal bosco... è in compagnia di un gruppetto di 4 o 5 persone... ha una bella faccia.
Raggiungo un altro concorrente. Stessa scena. Sto dietro, lo affianco, gli dico che lo tiro io, mi giro dopo poco e il concorrente è sotto 2 tornantini. Ne raggiungo un terzo, lo sto per affiancare quando da sotto sento "Guarda che quello lì adesso ti dice che ti tira e poi parte al suo passo... Non credergli!" E giù una risata. Guardo sotto e vedo il runner rosso... il primo dei superati. Gli sorrido e lo saluto.
Decido che se riesco a salire forte, se sono più forte delle persone che ho davanti, le posso superare senza per forza dovermi giustificare o dover trovare una giustificazione al mio sorpasso. E così, di taglio in taglio, supero anche la sciura coi jeans (mitica! Come Agassi nel 1988), un "vecchietto" con gli occhiali che ricordava vagamente Jannacci (ho investito almeno 6 minuti di gara a decidere se somigliava più a Jannacci o a Forlani... l'ha spuntata il cantautore), ed infine il "Gamber de Cuncuress". Sono onorato di conoscere un Gambero di Concorezzo... da tempo avevo voglia di parlare con uno di questa Società Sportiva. Glielo dico mentre lo passo e lui sorride e mi ringrazia. Avremo modo di parlare parecchie altre volte durante la gara.

Km 5, la mulattiera sta per finire e vedo dal basso una specie di piattaforma con una casetta... eccola penso! La diga... quasi ci siamo. Salgo le ultime rampe di buon passo e... sopresa... è una piattaforma per gli elicotteri. Siamo quasi a quota 2000 e l'appannamento arriva quando un Alpino mi dice "Devi salire di lì!" indicando una scalinata. La salgo aiutandomi col passamano in corda d'acciaio ed una ragazza con la coda di cavallo che già avevo visto prima mi supera. Sono alla diga. Bellissima. Ha smesso di piovere da poco, il cielo rimane molto coperto quindi la visuale è scarsa, ma so che sono in un posto fantastico. Mi vien quasi da piangere per l'emozione mentre corro sulla diga. Mi rilasso... mi rilasso troppo... inciampo. Posso recuperare senza problemi, ma mentre mi sbilancio vedo una bella pozzangherina di acqua gelata e la desidero. Mi lascio cadere... prima in avanti poi di lato (come insegna il mio gatto Olmer). Atterro, appoggio appena le mani. Mi giro sul lato destro e striscio il comito. Appena stabilizzata la posizione, mi giro supino adagiando la schiena nella pozzangherina gelata. Chiudo gli occhi. Sto godendo.
Sopraggiunge il Gambero che si ferma subito a chiedermi come sto. "Cavolo... ho visto da dietro, ma perchè non hai recuperato la caduta? Sembrava impossibile che stessi cadendo" Io, ancora a terra, gli rispondo "Grande Gambero, ho fatto apposta a cadere... volevo puciare la schiena in questa pozzangherina... sto bene vai pure!". Mi alzo e riprendo quando il Gambero è alla fine della diga e dietro mi han raggiunto sia Jannacci che la sciura Agassi. Ultimo strappo, bellissimo passaggio su un sasso (in cui sbaglio strada) 100m di falsopiano nel fango e ci siamo. Sono al GPM. Guardo il cronometro. 1 ora 22 minuti 43". Cosa???? Così poco??? Son sinceramente stupito e galvanizzato dal mio tempo. Pensavo di soffrire la salitona iniziale tantissimo invece non solo ho superato una 15ina di concorrenti ma ho fatto pure un tempo per i miei livelli straodinario, solo il 30% più lento di chi ha vinto la gara!

Discesa. Chi ha già corso la gara, sa che il primo pezzo di discesa è molto tecnico. Sento queste chiacchiere mentre saliamo e penso che il maltempo di certo non renderà più semplice una disesa già definita tosta. Eppure mai mi sarei aspettato un kilometro di quel tipo. 1000 metri di traccia (impossibile definirla sentiero) tra roccie saponetta, arbusti, cardi, ciuffi d'erba e fango, pozzanghere e merda di bestiame vario. Saltello dove posso e come posso cercando di scendere al massimo, ma mi rendo conto di non essere preparato a dovere (è la prima volta che scendo un terrendo di questo tipo) ed un paio di concorrenti mi superano. Uso le mani, uso il sedere cerco davvero di impegnarmi e rimanere concentrato ma sono come un falco in gabbia. Vorrei correre a rotta di collo, invece posso solo goffamente saltellare su questi massi scivolosi. Infatti scivolo... nulla di grave, strisciata del ginocchio sinistro su un sasso e culata in una pozza. Jannacci mi supera, mi chiede se va tutto bene e mi rincuora dicendomi che lui è già caduto 3 volte. Jannacci no, cazzo! Passino i due stambecchi che mi han superato ma da un 65enne nemmeno troppo messo bene no. Mi do un obiettivo, scendere senza mai perdere di vista l'Enzone Nazionale e la sua montatura di tartaruga.

Siamo all'Alpe Prosto, e tra me e la prima baita c'è un bel drittone di 50m in un prato fangoso. Supero di slancio Jannacci, svolto a destra sempre su prato ed una sciura mi dice "Passa largo, passa a destra che qui è scivoloso!" ma sono in traiettoria sul dritto... al secondo passo che faccio, effetto saponetta e sono a terra come in una candid camera, mi giro e dico alla sciura che aveva proprio ragione. Jannacci mi risupera, io gli grido "3 a 3 Enzo!" Per un paio di kilometri non sembra più nemmeno una SkyRace... sembra un qualsiasi Trail della domenica. Bellissimo sentiero sali scendi nel bosco tra fango sassi ed insidiosissime radici d'abete. Mi diverto, supero Jannacci e ci avviamo in coppia verso la seconda salita.

Vista sulla piantina altimetrica sembra un nulla... nella realtà sono circa 1,7km in un bel bosco in cui comunque tiriamo quasi 250m D+ ad una quota tra i 1700 ed i 1900slm. Dopo 11Km di corsa impegnativa pago qualcosa. In realtà salgo quello strappo con lo stesso passo della mulattiera ma ormai il gruppo è sfilacciato... siamo solo io ed Enzino e lui, inutile negarlo, ne ha più di me. All'Alpe Laguzzolo, quando sulle gambe ho già 12Km, 1700m D+ e oltre 2h e mezza di gara, inizia la discesa più lunga (e bella a mio avviso) della gara. 3Km di sentiero nel bosco tra sassi, fango e pendenze impossibili (in tre Km si perdono ben 700m di dislivello). Metto il turbo, prendo qualche rischio controllato, taglio dove posso, corro bene, a tratti sul 5'20" come passo, mediamente sul 6'15" con pezzi impegnativi in cui ho dovuto per forza frenare la discesa. Supero (per l'ultima volta) Jannacci, supero un altro concorrente mai visto prima, raggiungo il Gambero mi lascia subito strada "Vai, vai tu che sei più performante!" mi grida mentre lo saluto.

La discesa nel bosco termina  con una curva secca a sinistra, poi s'addolcisce e per un centinaio di metri il terreno è prato. Manca poco al ristoro dei 16Km quindi accellero, di lì a poco inizierà l'ultima salita. Alzo la gamba sinistra. Il muscolo si blocca in un crampo, perdo l'equilibrio e scivolo nel prato (quarta caduta). Mi contorco per il dolore cerco di stendere la gamba ma non ce la faccio. Crampi ovunque dal polpaccio al gluteo. Il Gambero mi supera (per l'ultima volta), si accerta delle mie condizioni, gli dico di andare che son solo crampi. Decido che l'unica cosa da fare è alzarsi e correre sui crampi e così faccio per tutta l'ultima salita. Strigno i denti e penso, desidero, voglio arrivare prima di Jannacci. Passi il Gambero... ma Enzo proprio no! Lo vedo, è attardato di un centinaio di metri ma pare vada peggio di me, sembra comunque migliore il mio passo zoppo del suo... poi pian piano i muscoli si sciolgono e posso affrontare l'ultima discesina in modo ottimale (anche se condizionato dai precedenti crampi).

Ultimi 450 metri. Sono fuori dal sentiero per fare gli ultimi due tornanti su asfalto. La sensazione è pessima, non son più abituato a correre su terreno così duro. Eppure lì sotto vedo il traguardo. E' a 200m e vedo il Gambero passare. Ultimo tornante. Rido. Salto di gioia e taglio gridando "Sonno vivo! Sono vivo!"

Chiedo il mio tempo. 3 ore 44 minuti 23 secondi "Wow!!! Son felicissimo, sono uno scarsone... però volevo chiudere in meno di 4h e ho centrato l'obiettivo in pieno... di ben 15 minuti!" Il tizio dell'organizzazione mi guarda e mi fa "Ma guarda che non sei poi così scarsone... ce ne son ancora molti che devono arrivare... da quanto tempo fai ste corse?" Rispondo "Bhè... è la mia seconda Sky... corro in montagna da 10 mesi e corro in generale da 1 anno e 4 mesi" e qui, inconsciamente, il baffuto organizzatore mi fa un complimento incredibile, il migliore che mi sia mai stato rivolto da che corro:

"Ahh... peccato! Avresti dovuto iniziare 15 anni prima!"

Mentre mi sto cambiando vedo arrivare Enrico. Grido il suo nome, è stremato. chiude in 4 ore 05 minuti e spicci, ad un pelo dal scendere sotto le 4 ore ma parecchio meno delle sue pessimiste previsioni. Mi vede, mi raggiunge e ci abbracciamo. 

Siamo arrivati 110° io e 123° lui, ma abbiamo stravinto entrambi. 

"Raceing in the Sky with Falco", canticchia la mia mente endorfinizzata sulle note di Lucy in the Sky with Diamonds mentre rido brindando a polenta taragna e birra col mio amico, lo SkyRunner Enrico Bongiolatti... chissà Jannacci che fine avrà fatto!

martedì 17 giugno 2014

[Trail] - Alpe Scermendone d'altri tempi

Maggio 1946
La Guerra è finita da poco, e dopo i bagordi della liberazione ad opera delle forze alleate, è tempo di pensare alla ricostruzione. Il cibo scarseggia, soprattutto nei grossi centri abitati. Ci sono amiche di guerra di mia nonna che salgono in treno da Milano per comperare 1 sacco di patate e qualche kilo di castagne da noi montanari. I bambini nati duante la guerra sono sporchi, piangono, sono denutriti e spesso si trovano orfani di padre prima ancora di aver pronunciato la parola "papà", eppure per loro un barlume di infanzia e di speranza c'è... forse, così piccini, avranno la forza di non ricordare e di vivere una vita normale.

E per i loro cugini più grandicelli? Per tutta la generazione nata negli anni '30? A loro è andata peggio... Tutti quelli troppo giovani per combattere ma troppo "vecchi" per dimenticare si son visti bruciare l'infanzia da un conflitto di cui non erano responsabili. Hanno capito la sofferenza della morte prima che il piacere del gioco, hanno iniziato a lavorare la terra o a far legna nei boschi a 6, 8, 10 anni. Perchè la guerra è infame e se i padri sono al fronte sono i figli maschi a doversi caricare il mantenimento familiare, e questo a precindere dall'età. La fame non ha età!

Maggio 1946, Giuseppe 11 anni già "lavoratore" da 4 ed il suo amico Oresete di qualche anno più vecchio partono di buon ora dal Gaggio di Polaggia. Devono precedere di qualche giorno la mandria, valutare le condizioni del pascolo all'Alpe Scermendone e montare una stalla che dovranno portarsi a spalla. Giuseppe, il piccolino, si carica, come fosse uno zaino, il tetto in lamiera, parecchio ingombrante ma più leggero. Oreste si occupa del trasporto della struttura, lui è più grande e già abituato a portare grandi carichi su e giù per i monti.

Dal Gaggio a Scermendone. Passando per Prato Isio, Alpe Caldenno, Corni Bruciati e Valle di Preda Rossa e concludendo con la risalita verso Alpe Granda ed in fine Alpe Scermendone. 36 ore tra camminata a buon passo e qualche meritato riposo. Ho tracciato il percorso del 1946 con un pennarello giallo (cliccando sull'immagine potrete vederlo a dimensione leggibile)



Maggio 2014
Non vedevo l'ora che venisse maggio, da quando conosco la storia di Giuseppe (padre della mia compagna) ho un'irrefrenabile voglia di salire a Scermendone per ripercorrere quei luoghi. Scarto fin da subito lo stesso percorso del 1946. A me serve un circuito, devo partire ed arrivare allo stesso punto, poi non ho nè il tempo nè la capacità atletica di correre in montagna per oltre 50Km. In fine, sarebbe comunque impossibile fare le bocchette dei Corni Bruciati... anche se è Maggio a quell'altezza (3100slm) ci sarà sicuramente un monte di neve. Opto per un bellissimo anello con partenza appena oltre Cataeggio. Il percorso dovrebbe essere identico alla seconda parte del giro di Giuseppe. Alpe Granda, Scermendone, San Quirico, Val Terzana, Preda Rossa per tornare di nuovo alla macchina. A farmi compagnia, in questa che a tutti gli effetti sarà una skyrace, l'atleta Francesco Bonomo.


***

Distanza: 14,5Km
Dislivello:  1621D+
Durata: 3:12:18
Altitudine: 1148slm --> 2157slm
Runners: Matteo Badessi (Il Falco delle Orobie) - Francesco Bonomo

Partenza su asfalto, dobbiamo solamente raccordarci con il primo sentiero che ci porterà alla prima tappa (Alpe Granda a 1650slm). Pronti via e sbagliamo subito strada, al posto che imboccare il sentiero proseguiamo per un bel pezzo su asfalto... poco male, si torna in dietro e si affronta il prima parte. La salita inizia in un bellissimo bosco. Il primo kilometro è piuttosto dolce e ci permette di correre. Appena iniziato il bosco (saremo stati a non più di 1400slm) sentiamo un rumore pazzesco venire verso di noi, pensavo fosse una frana ma il luogo non è "da frane". Pochi sencondi dopo, a brevissima distanza ci taglia la strada un bellissimo esemplare di cervo femmina che stava scendendo a valle in picchiata (come vorrei correre come te, ho pensato). Di lì a poco sbuchiamo in una radura con qualche baita, da lì si gode di un panorama incredibile su tutta la testata della Valmasino, ci fermiamo ammirati a riposare un poco ma è già evidente lo splendore dei posti che stiamo andando ad esplorare.




A questo puno inizia la salita vera, svolta brusca a sinistra e a seguire 2 bei kilometri di sentiero irto immerso nel bosco. Aggiungiamo oltre 400m di dislivello e ci troviamo all'Alpe Granda (1650slm)



Proseguiamo verso bivacco Scermendone, inizialmente ci addentriamo nel bosco e aggiungiamo altri 250m di dislivello poi, una volta raggiunti i 1950slm "usciamo" sul versante nord di Scermendone seguendone la cresta fino alle casere. Da qui si gode già di un fantastico panorama su tutta la media Valtellina. Il Colmen di Dazio, che visto da Ardenno manifesta una certa imponenza, da qui sembra una goccia di terra colata a caso in mezzo alla valle.



Nel frattempo, con nostra grande sorpresa, a partire da 1850slm inizamo a trovare ampie chiazze di neve sul sentiero Italia. E non intendo pozzangherine di neve semisciolta, intendo interi tratti di sentiero completamente coperti da una spessa coltre bianca ghiacciata. Correre su quel tipo di terreno è stupendo, ed il piacere è ancora maggiore visto che non mi sarei mai aspettato di avere ancora, a Maggio, l'opportunità di saltellare sulla neve!



Continuiamo a salire ed il panorama si apre. Il bosco di conifere scompare rapidamente alle nostre spalle mentre noi, ormai sopra quota 2000 continuiamo a correre poco sotto la cresta del monte. L'aria è davvero diversa quassù, più leggera, più rarefatta. Correre non è semplice anche se non particolarmente faticoso. Il più scarso apporto di ossigeno rende tutto più rarefatto, forse anche più confuso. In un attimo ci troviamo a poche centinaia di metri dalla chiesetta di San Quirico (San Ceres in dialetto), a quella che sarà la nostra Cima Coppi di giornata 2157slm. Giunti alla piccola costruzione di pietra lo spettacolo è quasi disarmante. Da un lato (quello nord esposto perennemente al sole) lo sguardo spazia dalle cime dell'alta valle fino a Colico, dall'altro (quello sud esposto perennemente all'ombra) si distingue la mole imponente del monte Digrazia con i suoi 3678m dominare la Val Terzana completamente innevata.



L'idea iniziale era di scendere dal sentiero verso Preda Rossa, lo stesso seguito dal Giuseppe 68 anni prima, per chiudere l'anello al parcheggio. Come si intuisce dalla foto, c'era talmente tanta neve ghiacciata che il sentiero era completamente invisibile. Testiamo la fattibilità della discesa ma, un po' a malincuore, preferiamo non rischiare e rifacciamo a ritroso lo stesso sentiero dell'andata.



Al ritorno ho il tempo, la voglia e lo spirito giusto per divertirmi lanciandomi in discesa sulla neve. E che c'è di meglio di una bella discesa su neve? Una bella discesa su neve a fine primavera! Questa è stata senza dubbio la più bella attività che ho corso con Francesco Bonomo, con cui certe attività escon sempre tra il fantastico e l'epico. Questa rimarrà la prima volta in cui ho corso sopra quota 2000. Son anche contento per il passo che siam riusciti a tenere, circa 2,5 volte più rapido di un normale escursionista.

La sera, ritornato a Pedemonte, ho raccontato l'avventura a Giuseppe con tanto di foto a supporto (senza foto non mi avrebbe creduto...), prima l'ho visto stupito... gli sembrava strano che fossi andato fino a Scermendone, poi ha pensato che fossi salito dalla parte facile, quella che dal parcheggio sale su asfalto verso Preda Rossa. Quando ha realizzato che siam saliti dallo stesso sentiero fatto da lui 68 anni prima si è palesemente commosso e, credetemi, per una persona nata negli anni '30 è davvero molto.

lunedì 5 maggio 2014

[Le gare]: "4 passi in casa nostra" SkyRace

Innauguro i post dedicati alle nostre gare con la "4 passi in casa nostra" corsa ieri. Solitamente non amo scrivere a caldo, preferisco lasciar "fermentare" i ricordi per avere un'impressione più chiara e distaccata dell'evento, in questo caso no. Gara troppo bella, difficile ed importante per aspettare.

Mi iscrivo il 1° di Aprile, sono il primo ad iscrivermi a questa SkyRace. Guardando le classifiche degli anni passati ipotizzo che potremmo essere una 150ina di iscritti e che avrei potuto chiudere in circa in 3h/3:15 piazzandomi poco oltre la metà classifica. Nota bene... non sono una persona da classifica e non mi interessa il risultato in questo senso... però son pensieri che si fanno, anche solo per provare a parametrizzarsi con altri runners.

Dal sito dell'Atletica Alta Valtellina, che organizza l'evento, mi studio il percorso e le sue varie difficoltà, cercando di mettere in piedi una strategia di gara:


Il tracciato si svilupa su 3 salite principali in cui si accumulano 1625 metri di dislivello positivo ed altre 4 o 5 salite di compendio per un totale di 23Km con 2090 metri di dislivello positivo. Una gara che già prima di partire mi sembrava tosta.

Purtroppo essendo di Sondrio ed avendo tempi sempre troppo risicati, non ho potuto provare il tracciato prima della gara, mi sarei subito accorto che la gara era ben più che tosta...

La mattina della gara salgo verso Sondalo col compare Bongiolatti, anche lui iscritto ma non partecipante causa infortunio. Sono teso al punto giusto ma positivo, so che una gara di questo tipo è nelle mie corde. Ovvero non lo so... lo immagino. Per ingannare l'attesa espongo la mia strategia: non dissipare sulla prima salita, fare il trattore a passo costante sulla seconda, attaccare sulla terza. 

Alla partenza della gara alcune sorprese... innanzi tutto i partecipanti a questa edizione sono pochini, solo 87. Poi, guardandomi in torno, capisco da subito di essere decisamente uno dei meno strutturati e (forse) il più novellino. Mentre mi riscaldo vedo fisici davvero perfetti, non soltanto in peso forma come sono pure io, fisici strutturati e muscoli allenati anni per quelle attività. Sento un gruppetto parlare della gara come di una preparazione per il Dolomiti SkyRace, ci sono ultratrailer tra noi. Gente tosta, che corre e pare non sentire la fatica. Devo trovare qualcuno che sia sui miei livelli, qualcuno da battere. Ne individuo due. "Mr Gozzo", un marcantonio da 120kg per 185cm completino super tecnico ed unico partecipante dotato di racchette. "Er Pirata", un signore con i capelli lunghi il pizzetto ed i corsari. Ma questi sono i soliti giochetti da runner per distrarsi ed avere l'illusione di provare meno fatica.

Si parte ed i miei sospetti si rivelano fondati... tutti scattano ad una velocita pazzesca, come se dovessero farsi i 10.000 al Parco Nord, io mi trovo subito in fondo al gruppo in compagnia di qualche signora, dei due personaggi e di pochi altri corridori.


Dopo il primo kilometro corso in piano affronto la prima salita, che ci porta da 860slm a 1100slm, sto abbastanza bene ed infatti supero 3 persone. Saranno le uniche persone superate. La salita è piuttosto corribile e si sviluppa su un bel sentiero largo per finire in un bosco, sviluppa delle buone pendenze soprattutto al Km 3, con il 14,1% di media. La scollinata corrisponde con il guado di un torrente, la successiva discesa è veramente bella, ampia su un terreno misto con tratti di sottobosco e tratti di ghiaia.

Senza soluzione di continuità inizia la seconda salita. Si parte da 940slm e si arriva a 1468slm, il tutto in soli 2,1Km per una pendenza media complessiva del 25,1%. Il primo kilometro è a dir poco spettacolare, ci si inerpica su un lato della montagna con un mix di sentiero monotrack e via ferrata tra le rocce totalizzando un dislivello di 331m (oltre il 33% di pendenza, più del doppio della rampa di un garage) il panorama è mozzafiato. Superata la parte di via ferrata trovo il classico vecchietto appostato che, per incitarti, ti dice "Vai tranquillo... ormai sei su!" quando in realtà era giusto dire "Vai tranquillo... ormai sei a metà!". Al ristoro del monte Scala arrivo provato dalla fatica ma con ancora parecchie energie psicofisiche.

Inizia la seconda discesa. Dopo una prima parte molto dolce e bella tra le baite il sentiero piega a sinistra e diventa un drittone spaventoso nel bosco. Scendo i primi 50m tentennando poi mi fermo a far pipì su un albero. A quel punto succedono due cose... uno dei 3 che avevo superato sulla prima salita mi risupera (non lo rivedrò mai più), mi ricordo di essere Il Falco delle Orobie e inizio a correre senza freni in discesa. Nel primo km si perdono ben 311m di dislivello ma mi diverto, corro più che posso evitando di prendermi troppi rischi. Nel frattempo mi accorgo di essere, ormai da un po', completamente solo... "Er pirata" è dietro di qualche centinaio di metri, di "Mr Gozzo" si son perse le tracce da innumerevoli km, e davanti non vedo nessuno. Siamo a Le Prese, c'è un bel km di pianura con tratti su asfalto, ideale per ricaricarsi prima di affrontare l'ultima salitona. la più lunga ed impegnativa della giornata.

Da Le Prese (950slm) alla cima Coppi, sopra il Mottino a (1687slm) sono 6km in cui i primi sono a dir poco massacranti, nei primi 3km di ascesa si sviluppano 650m di dislivello sui 737 totali. Anche qui non mancano lunghi pezzi di via ferrata e drittoni pazzeschi tra i boschi. A quota 1550 ho approfittato del ristoro per bere un po' di sali, mangiare dell'uvetta e recuperare in parte le forze. Scollino la Cima Coppi di questa gara stanco ma con ancora energie da profondere. Sapevo che il più, a livello fisico, era fatto. Gli ultimi 9Km erano un lungo piano in quota di 6km, in cui spiccavano 3 strappi piuttosto ripidi di poche centinai di metri ma che piazzati dopo 17km di corsa hanno un poderoso effetto morte psichica, che ho corso bene e divertendomi. Panorami fantastici, sentieri stupendi, molti escursionisti ad incitarci.


In quei 6km, compresi i 3 strappi spaccagambe, ho davvero potuto godere di quel che stavo facendo. Correre oltre i 1600slm tra baite e boschi, in una gara di difficoltà elevatissima nel mio contesto preferito. Le Alpi Retiche. Salutavo tutti... escursionisti che si spostavano per farmi largo, signore che prendevano il sole, perfino i cani degli escursionisti. Ero molto stanco, ma davvero raggiante.

Gli ultimi 3km di gara corrispondevano un l'ultima discesa importante. E quella discesa è l'unica nota dolente dell'intero percorso. Il sentiero era bellissimo, pulito, curato e ben segnalato come del resto tutto il percorso. Peccato che tutto il primo km e mezzo era su sassi di forma irregolare di medie dimensioni. Decisamente il terreno che i miei piedi soffrono di più. Ogni 3 passi mediamente il piede finiva su un sasso accuminato il giusto per schiacciare i miei calli e farmi provare dolore. Son sceso cercando di allungare la falcata per fare meno passi possibili... son sceso pure bene... ma è stato doloroso e, sinceramente, non vedevo l'ora finisse. All'arrivo trovo il conforto del Runner Bongiolatti e dei vestiti asciutti. Sono felice...


Nel post gara, mentre pranziamo con gli altri atleti, mi rendo pienamente conto di quello che ho appena fatto. Ho chiuso (76esimo su 87, penultimo dei finisher) la mia prima SkyRace. L'ho fatto soffrendo, ma senza mai andare in affanno. Sono entrato, in soli 5 mesi di corsa in montagna, in quella piccola elite di persone che possono permettersi gare e sforzi di questa difficoltà. Sono tra gli ultimi, ma sono felice ed onorato di far parte di questa elite. Perchè se la passione continua... il miglioramento sarà direttamente proporzionale!

Grazie ragazzi dell'Atletica Alta Valtellina, avete organizzato una gara stupenda. Tutto è andato alla perfezione, dalla difficoltà tecnica del tracciato ai ristori ai volontari. Per me rimarrà una gara speciale, la gara che mi ha regalato enormi soddifazioni e grandi certezze sul mio approccio alla corsa in montagna. Ci vediamo il prossimo anno...